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424 – QUELLO CHE FERMA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON SONO I CHIP, SONO I VICINI DI CASA

Qui negli Stati Uniti, 70 americani su 100 non vogliono un data center vicino a casa loro e più della metà ne vieterebbe la costruzione in tutto il paese.

Non è una sensazione mia, è un sondaggio Gallup di maggio di quest’anno che si unisce ad altre rilevazioni citate in questi giorni che arrivano al 75%. E negli Stati Uniti non è mica più roba da quartiere: i blocchi comunali ai data center si sono moltiplicati per tutto il 2026 e a metà agosto il governatore della Pennsylvania, Josh Shapiro, democratico, ha firmato un ordine esecutivo che mette regole molto dure a chi vuole costruirne uno nel suo stato.

Ne ho parlato in diversi video, ho parlato sia dei danni che fanno i data center quando vengono costruiti male, bruciano acqua, lo fanno in posti sbagliati eccetera, e quando invece vengono costruiti bene e bisognerebbe fare questa distinzione. Eppure, quando vedi chi protesta non te l’aspetti, perché c’è destra e sinistra insieme in un numero crescente di Stati americani, almeno qua negli Stati Uniti, peraltro a meno di 3 mesi dal voto di metà mandato. E l’Intelligenza Artificiale, per la prima volta, sta per entrare anche dentro una scheda elettorale perché ci si confronta anche su quello.

Eppure fino all’anno scorso era tutta un’altra storia: nel 2025 l’AI agentica in azienda non ha mica spostato, come dire, l’ago per moltissime imprese perché i risultati promessi non sono arrivati, almeno qua. E nel frattempo la gente fatica ad arrivare a fine mese mentre la ricchezza creata dal boom si concentra sempre più in alto, questo anche perché spesso sono le aziende a non capire come fare a sfruttare i superpoteri dell’AI.

E quelle proteste, viste da qui, io le capisco: in America si costruisce prima e si scrivono le condizioni dopo, cioè quando il capannone è già in piedi e la corrente la sta già bevendo. E chi ci abita intorno scopre quanta acqua serve e quanti posti di lavoro veri restano solo quando ormai non può più dire niente.

In Europa invece, soprattutto in Italia, succede il contrario e però questo bisogna raccontarlo perché è un peccato, no? Se l’Italia è un’eccellenza in merito bisogna dirlo: in Lombardia, per esempio, stanno nascendo data center costruiti rispettando l’ambiente, rispettando la rete elettrica, le persone che ci vivono intorno. È un’eccellenza, non un’eccezione fortunata.

Tra l’altro c’è una legge dedicata in arrivo e chi sta costruendo anche altrove si sta già adeguando a quella legge che non è ancora promulgata: si sa che arriverà, e si sanno già i contesti quanto sarà stringente. Io capisco chi protesta, un pochino meno quando chi protesta un secondo dopo è su Facebook o su Netflix e usano quei data center per cui un secondo prima hanno protestato.

Però capisco un pochino meno chi vuole copiare quelle proteste in Italia anche perché non stiamo giocando la stessa partita: loro si oppongono perché nessuno ha scritto le regole prima, noi le regole le stiamo scrivendo prima e chi costruisce le sta già rispettando. Rifiutare tutto in blocco in Italia vuol dire buttare via lavoro, economia e infrastruttura senza avere il problema che hanno loro, anche perché l’economia passa tutta da lì.

E poi il rischio è che mentre si usa Facebook e Netflix tra un po’ si protesterà perché l’economia non è passata da noi, allora meglio portarcela a casa nel modo migliore possibile.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #DataCenter #Ambiente #StatiUniti

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.