E se vietare i licenziamenti causati dall’AI ci rendesse più competitivi?
In Cina c’è un signore, cognome Zhou, supervisore qualità in un’azienda tech. L’azienda gli ha detto che il suo lavoro adesso lo fa un’Intelligenza Artificiale. Demansionamento e taglio dello stipendio del 40%. Lui ha rifiutato, è andato in tribunale, e il tribunale gli ha dato ragione: ha stabilito che l’AI è una scelta dell’azienda, non un motivo per licenziare.
In tutto il mondo si parla di licenziamenti dovuti all’AI. Decine di migliaia solo nel primo trimestre del 2026, con l’AI come motivazione dichiarata. È la strada più rapida per rispondere a una nuova tecnologia. Si taglia.
Se un paese vieta i licenziamenti per AI, cosa succede davvero? L’azienda non può più ridurre le persone con l’arrivo dell’AI: la usa diversamente, la mette sulle stesse persone che già ha. E quelle persone, con l’AI accanto, diventano più produttive. L’azienda diventa più produttiva. Il paese, nel suo insieme, diventa più produttivo.
Non è detto che nella vita dobbiamo sempre correre dietro alla produttività, lo so. Però le invenzioni non si possono disinventare. L’AI è arrivata e resta. Forse vietare i licenziamenti per AI è proprio il modo per usarla bene. Per metterla a fianco delle persone.
La Cina ci sta provando per prima.
Voi cosa ne pensate?
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