L’enciclica del Papa e il Cyberumanesimo
Sono dieci anni che ripeto le stesse cose, nelle aziende, nelle scuole e nei libri: la tecnologia non è neutrale, l’Intelligenza Artificiale sembra capire ma non capisce, chi ha i dati ha il potere.
Nell’enciclica di Leone XIV sull’AI, Magnifica Humanitas, ho ritrovato quasi parola per parola le cose che dico da sempre. La prima è quella a cui tengo di più: la tecnologia non è neutrale perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola e la usa. Un oggetto tecnico porta dentro le scelte di chi lo ha fatto. Poi parla del rapporto tra AI e democrazia, in cui la verità nello spazio pubblico digitale passa dalla manipolazione in mano a pochi. E questo è un grande rischio per i processi democratici. Ne ho parlato sia al parlamento inglese sia alla mia lectio magistralis alla Camera dei Deputati.
Poi c’è il tema dell’entusiasmo cieco in cui più potente non significa migliore. Così come parla di confidenza senza comprensione, in cui questi sistemi imitano l’uomo, a volte lo superano in velocità, ma non capiscono quello che producono. Simulano empatia, simulano comprensione. Parlano bene, sono ordinati, sembrano neutrali, ma non lo sono. E intanto ci abituano a delegare, a prendere la risposta pronta e a usare meno la testa. Il Papa sembra che abbia letto il mio libro Cyberumanesimo. Mandato gliel’ho mandato…
Scrive anche della relazione finta che crea l’AI, da tempo dico che le macchine oggi ti consolano senza però esistere. E chiarisce che quando la parola viene simulata non costruisce una relazione, ma una sua parvenza, e il rischio peggiore è perdere la voglia di cercare davvero le persone vere.
Inoltre il grande tema di chi ha i dati ha il controllo. Apro le mie lezioni così da anni e l’enciclica chiama i dati sanitari e demografici di interi popoli le nuove terre rare del potere. Chi li possiede modera i bisogni, anticipa i mercati e decide a chi dare cure e investimenti prima degli altri.
Il tema della concentrazione del potere lo denuncio da sempre. L’enciclica dice che l’AI fa crescere soprattutto chi ha già soldi, competenze e dati, e che pochi gruppi molto influenti orientano l’informazione, i consumi e perfino la democrazia. Sono aziende più forti dei governi. Oggi certe decisioni le prendono in pochi, quelli che controllano i dati.
Infine parla di AI e guerra, tema che chi mi segue sa che mi è caro. Una macchina non deve decidere sulla vita di una persona, il Papa scrive che con la tecnologia il conflitto diventa solo più veloce e impersonale, e si abbassa la soglia della violenza. Disarmare l’AI, dice!
Alla fine il filo è uno solo: rimanere umani. Tenere la persona al centro e la tecnica al suo servizio. La voce più istituzionale del pianeta, oggi, dice quello che ripeto da dieci anni. E vuol dire che è vero. Non serve credere in niente per accorgersene. E forse, detto da lassù, qualcuno comincia ad ascoltare.
Voi cosa ne pensate?
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