I robotaxi di Tesla arrivano a Miami. E Musk vuole anche la vostra auto
Da venerdì a Miami si sale su una Tesla senza nessuno al volante. Nessun autista, nessun supervisore, sedile vuoto. Si scarica l’app, ci si mette in lista d’attesa e l’auto arriva da sola.
Per ora la zona è piccola, circa trenta chilometri quadrati nella parte ovest della città. Niente downtown, niente Miami Beach. Waymo, quella di Google, a Miami c’è da mesi e copre un’area quattro volte più grande.
Musk però punta più in alto. Dice che presto i proprietari di una Tesla la potranno mettere a disposizione della rete robotaxi quando non la usano. L’auto esce di casa, porta in giro sconosciuti, guadagna e torna. Come affittare una stanza, ma con la macchina. Può sembrare strano, eppure fino a pochi anni fa sembrava strano anche affittare la propria casa su Airbnb.
Sulla carta è bellissimo. L’auto smette di essere un costo fermo in garage e diventa un reddito.
Poi provo a immaginarlo davvero. Se la mia auto investe qualcuno mentre lavora per Tesla, chi risponde? Io che l’ho prestata o il software che la guidava? La risposta ce l’avrà un legale, e se la sapete scrivetela nei commenti, ma a livello internazionale la questione è ancora molto complessa. Chi la pulisce, chi paga l’usura, quanto trattiene Tesla su ogni corsa? A oggi nessuna risposta ufficiale.
E la nostra auto diventa un pezzo di una rete che decide da sola dove andare, chi caricare, che strada fare. Noi mettiamo il mezzo. Le decisioni le prende qualcun altro. Con la responsabilità che resta sospesa a mezz’aria.
Voi cosa ne pensate?
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