Scarica la mia App gratis

309 – Italia prima in Europa sui profili AI

Italia prima in Europa sui profili AI

Una volta tanto siamo arrivati prima noi. Il 30 aprile è stata pubblicata la norma UNI 11621-8, primo standard nazionale in Europa che definisce i profili professionali dell’Intelligenza Artificiale. Sembra una cosa tecnica ma è molto di più, credetemi.

Il documento traduce l’AI Act europeo e la Legge 132 del 2025 in qualcosa di molto concreto: dodici figure professionali, con missione, compiti, competenze, KPI. Una per una. Chief AI Officer, AI Consultant, AI Product Manager, Prompt Engineer, Algorithm Engineer, Deep Learning Engineer, Data Engineer, Data Scientist, Security Specialist, Machine Learning Engineer, Natural Language Processing Engineer, Research Scientist. Sono nomi inglesi, ma il settore è in inglese, e se vogliamo che queste figure siano interessanti anche per lavorare dal nostro paese e produrre per l’estero, ci vuole quella lingua.

Sembra una cosa burocratica, non lo è. Un’azienda italiana che cerca un AI Security Specialist adesso sa esattamente cosa deve sapere quella persona. Una PA che fa una gara può chiedere competenze certificate, scritte e verificabili. Un ITS o un’università può costruire un percorso che vale davvero nel mercato. E peraltro vale anche per chi vuole riqualificarsi: sei un ICT con quindici anni di esperienza? Adesso sai dove ti puoi spostare nell’AI senza ricominciare da zero.

L’Italia è il primo Paese in Europa ad allineare uno standard nazionale all’AI Act. Chi mi conosce sa che negli anni ho criticato molto l’Italia sul digitale. Questa volta si tratta di qualcosa di molto avanti, fatto prima degli altri. Ora va fatto girare. Imprese, PA, università, professionisti. Lo standard esiste solo se lo usiamo.

Voi cosa ne pensate?

Condividi su:

Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.