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271 – Virtuale non è il contrario di reale!

Virtuale non è il contrario di reale! Usiamo la parola sbagliata, facendo danni reali

Algoritmo, virtuale e automazione. Tre parole che usiamo in modo sbagliato e vi spiego perché. Farò tre video, uno già fatto per Algoritmo, e oggi vi spiego perché sbagliamo a usare virtuale.

Sui giornali leggiamo sempre la stessa contrapposizione: mondo reale contro mondo virtuale. Come se fossero due posti separati. Uno dove le cose contano e uno dove le cose contano meno. È sbagliatissimo. E vi spiego come funziona davvero.

Il mondo reale è il contenitore grande. Dentro ci sono due spazi: il mondo fisico e il mondo digitale. Il fisico è dove ci muoviamo, ci tocchiamo, ci guardiamo in faccia. Il digitale è dove scriviamo, lavoriamo, compriamo, litighiamo, ci innamoriamo. Sono due spazi diversi, ma tutti e due producono conseguenze vere. Tutti e due sono reali.

Se faccio una call di lavoro e prendiamo decisioni, quelle decisioni sono reali. Non le puoi toccare con le mani, ma le tocchi con i fatti. Se compro qualcosa online, i soldi spariscono davvero. Se qualcuno mi insulta in una chat, l’insulto arriva, fa male e resta. Soprattutto se sei giovane. Niente di tutto questo è virtuale. È digitale. Ed è realissimo.

Il mondo virtuale è un’altra cosa. Sta fuori dal mondo reale. Usa il digitale come strumento, ma non produce effetti fuori da sé stesso. In un videogioco ammazzi un personaggio, l’omino muore, ne rinasce un altro. Nessuna conseguenza fuori dallo schermo.

Ma noi usiamo “virtuale” per tutto quello che succede online. E questo può fare danni. Un ragazzo bullizza un compagno in chat. I giornali scrivono: “bullismo nel mondo virtuale.” Con quella parola il peso si dimezza. Sembra meno grave. Come se fosse successo in un posto che non conta. Invece conta eccome. Le lacrime sono vere. L’ansia è vera. I danni sono veri.

E il problema più grande è che i ragazzi ci credono. Pensano che certe cose si possano fare perché tanto è il mondo virtuale. Non è reale. Non conta. E invece conta esattamente come il mondo fisico, perché è digitale, e il digitale fa parte del mondo reale.

Ogni volta che diciamo “virtuale” quando dovremmo dire “digitale”, stiamo togliendo peso a qualcosa che ne ha. Stiamo dicendo che non è vero. E invece lo è. Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.