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Open Web Index… Dei furetti.

Il 6 giugno l’Europa finalmente parte con la sperimentazione per fare concorrenza ai motori di ricerca.

Dei furetti.
Ora che i motori di ricerca stanno morendo perché la gente cerca con l’AI, era il minimo.

Si chiama Open Web Index, e l’idea è semplice: creare un indice pubblico del web, accessibile a tutti. Non controllato da una big tech, ma costruito come infrastruttura condivisa. L’equivalente digitale di una biblioteca pubblica, in un mondo dove finora l’accesso alla conoscenza lo decidevano pochi soggetti privati.

Ma il punto è che stavolta l’Europa si muove mentre il mondo è già cambiato. Sempre meno persone scrivono domande su Google. Sempre più si affidano a ChatGPT, Claude, Perplexity. E quelli non ti mostrano link: ti danno risposte. Comode, dirette, ma spesso senza fonti. O peggio: sbagliate.

Questo però piace. Perché è rapido. Perché è conversazionale. Perché ci fa sentire ascoltati. Anche se magari stiamo parlando con un algoritmo che non sa nemmeno cosa dice.

Ecco perché serve un’alternativa. Perché se anche la ricerca sparisce, l’indice resta. È da lì che l’AI impara. È da lì che passa il controllo. Chi possiede l’indice, decide cosa l’AI sa. E cosa ignora.

Il progetto è europeo ma parte dalla Germania. I fondi ci sono. I tempi sono stretti. E i concorrenti sono giganti.

Meglio tardi che mai.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

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