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I robot intelligenti e autonomi non stanno arrivando. Sono già qui.

I robot intelligenti e autonomi non stanno arrivando. Sono già qui.
Li trovi negli ospedali, nelle aziende, nelle campagne. Non come prototipi, ma come strumenti che operano, trasportano, soccorrono, analizzano.
La sanità si è mossa per prima: in Canada è nato il primo centro ospedaliero per lo sviluppo di robot chirurgici, e nel Regno Unito il sistema sanitario ha approvato undici nuove piattaforme per operazioni robotizzate. Intanto, dalla ricerca arrivano esoscheletri per aiutare i bambini a camminare e algoritmi che permettono ai robot mobili di orientarsi usando meno dati, in modo più efficiente.

Anche l’industria ha accelerato, la UBTech ha venduto i primi umanoidi per la produzione, mentre Unitree ha mostrato robot antincendio capaci di sparare acqua a 60 metri. Ma ha fatto discutere anche per un video virale: un suo robot umanoide ha perso il controllo e ha rischiato di colpire due operatori. Un campanello d’allarme sulla sicurezza di queste macchine, che stiamo già inserendo nei nostri spazi.

E poi qual è la loro etica? Come ragionano? Noi vorremmo ragionassero come vogliamo noi. Con i nostri valori e non solo su quelli generali.
Per questo ho creato EthicsProfle.ai ma questa è un’altra storia di cui vi parlerò più avanti.

Intanto, i robot osservano anche il mondo dall’alto. Near Space Labs ha ottenuto 20 milioni per lanciare nuovi droni stratosferici capaci di fotografare il pianeta con dettagli impressionanti. E anche in agricoltura la trasformazione è già cominciata: nei Paesi Bassi le mucche vengono munte da robot solo quando decidono di farlo, e tutto il ciclo – cibo, pulizia, controllo – è automatizzato.

In questo scenario, le tensioni geopolitiche contano più che mai. Ai summit internazionali si parla di tariffe doganali come leve strategiche, mentre nei laboratori indipendenti si costruiscono monocicli robotici fai-da-te.

Il punto non è più se i robot autonomi e intelligenti entreranno nella nostra vita.
È che lo stanno già facendo, e molto più in fretta di quanto sembri.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.