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Un altro grande giornale ha deciso di collaborare invece di fare causa.

Un altro grande giornale ha deciso di collaborare invece di fare causa. Il Washington Post entra a far parte dei partner ufficiali di OpenAI: d’ora in poi, dentro ChatGPT troveremo riassunti, citazioni e link diretti agli articoli del Post.

È una mossa importante, perché arriva mentre altri editori – come il New York Times – stanno portando OpenAI in tribunale per l’uso dei loro contenuti nei sistemi di addestramento. Il Post fa l’opposto: sceglie di esserci. Di farsi leggere anche dentro un assistente virtuale usato da milioni di persone ogni giorno.

Non è un gesto romantico. È una scelta strategica. La visibilità che può dare ChatGPT è enorme. E il Post ha deciso di sfruttarla, puntando sull’idea che un pubblico più ampio, informato con contenuti verificati, sia un vantaggio anche per loro.

Per OpenAI è un altro passo per portare dentro il suo sistema contenuti affidabili. Non solo per migliorare le risposte, ma anche per distinguersi da chi si affida a fonti poco chiare. E intanto, il gruppo di chi rifiuta ogni accordo rischia di restare fuori da un ecosistema che si sta già formando.

Il Washington Post, tra l’altro, non è nuovo all’uso dell’intelligenza artificiale. Già da tempo sperimenta con strumenti come Ask The Post AI o Climate Answers. Quindi la decisione di oggi è coerente con quello che stanno costruendo.

Vedremo quanti altri giornali seguiranno questa strada. Per ora, un altro tassello è stato messo al suo posto.

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