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Un altro grande giornale ha deciso di collaborare invece di fare causa.

Un altro grande giornale ha deciso di collaborare invece di fare causa. Il Washington Post entra a far parte dei partner ufficiali di OpenAI: d’ora in poi, dentro ChatGPT troveremo riassunti, citazioni e link diretti agli articoli del Post.

È una mossa importante, perché arriva mentre altri editori – come il New York Times – stanno portando OpenAI in tribunale per l’uso dei loro contenuti nei sistemi di addestramento. Il Post fa l’opposto: sceglie di esserci. Di farsi leggere anche dentro un assistente virtuale usato da milioni di persone ogni giorno.

Non è un gesto romantico. È una scelta strategica. La visibilità che può dare ChatGPT è enorme. E il Post ha deciso di sfruttarla, puntando sull’idea che un pubblico più ampio, informato con contenuti verificati, sia un vantaggio anche per loro.

Per OpenAI è un altro passo per portare dentro il suo sistema contenuti affidabili. Non solo per migliorare le risposte, ma anche per distinguersi da chi si affida a fonti poco chiare. E intanto, il gruppo di chi rifiuta ogni accordo rischia di restare fuori da un ecosistema che si sta già formando.

Il Washington Post, tra l’altro, non è nuovo all’uso dell’intelligenza artificiale. Già da tempo sperimenta con strumenti come Ask The Post AI o Climate Answers. Quindi la decisione di oggi è coerente con quello che stanno costruendo.

Vedremo quanti altri giornali seguiranno questa strada. Per ora, un altro tassello è stato messo al suo posto.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.