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In Thailandia è arrivato un robot poliziotto.

In Thailandia è arrivato un robot poliziotto. Lo hanno chiamato AI Police Cyborg 1.0. È stato messo in mezzo alla folla durante il Songkran, il festival dell’acqua.

Ha una telecamera a 360 gradi che raccoglie immagini, le incrocia con quelle delle telecamere pubbliche e dei droni, poi manda tutto in tempo reale al centro di comando. Riconosce i volti, analizza i comportamenti, individua se c’è un’arma o se qualcuno sta facendo qualcosa di strano. Riesce perfino a distinguere tra una pistola ad acqua e una vera.

Serve davvero? Forse no. Ma serve a dire che ci stanno arrivando. Anche se questi robot ancora non sanno camminare bene, li stiamo già usando per controllare le persone. E lo stiamo facendo nei momenti più affollati, dove c’è confusione, festa, distrazione.

Il mercato dei robot di sicurezza vale già miliardi. E crescerà ancora. Ma quello che cambia davvero non è la tecnologia. È la nostra abitudine. A essere osservati. A non accorgercene nemmeno più. A pensare che sia normale che ci sia un robot tra noi, che ci guarda, ci analizza, e decide se siamo un pericolo oppure no.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.