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Tamay Besiroglu ha appena tolto il filtro.

Tamay Besiroglu ha appena tolto il filtro.
La nuova startup che ha co-fondato si chiama Mechanize, e l’obiettivo è uno solo: automatizzare tutto il lavoro umano. Tutto. Nessuna eccezione.

L’idea è quella di creare ambienti virtuali realistici dove addestrare agenti intelligenti in grado di sostituirci. Non per rispondere a due email o prenotare un volo. Per gestire progetti, coordinare team, affrontare imprevisti. Tutto ciò che fino a ieri pensavamo riservato al pensiero umano.
Si parte dai lavori da scrivania, ma il traguardo dichiarato è il lavoro in sé. Qualunque lavoro.

Dietro ci sono investitori pesanti, come Jeff Dean e Nat Friedman, e un mercato stimato in 60.000 miliardi di dollari. Il sogno di chi vede l’AI come motore economico assoluto. Il problema? È tutto vero. E fa paura.

Besiroglu, tra l’altro, è anche co-fondatore di Epoch, un centro di ricerca che dovrebbe occuparsi di impatti a lungo termine dell’intelligenza artificiale.
E quindi la domanda è inevitabile: può un ricercatore che studia i rischi dell’AI essere anche il creatore di un sistema pensato per sostituire ogni lavoratore umano?
È come se chi studia il cambiamento climatico investisse in centrali a carbone.

Eppure non è l’unico.
Sempre più team di ricerca stanno abbracciando apertamente l’idea che ogni lavoro sia automatizzabile. Basta non dirlo troppo forte, così nessuno si spaventa. Stavolta, invece, è stato detto.
Senza filtri, senza giri di parole.

Noi siamo pronti?
Perché questa volta, il cambiamento non arriva piano piano.
Arriva tutto insieme.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.