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Le AI stanno imparando a parlarsi. Letteralmente.

Google ha da poco lanciato Agent2Agent, un protocollo aperto che permette agli agenti intelligenti, anche se creati da sviluppatori diversi, di collaborare e comunicare tra loro, superando barriere tecniche e concorrenze di framework. È un po’ come se improvvisamente i robot di ogni casa madre avessero trovato una lingua comune. E dietro c’è una lista di alleati che fa impressione: Salesforce, SAP, PayPal, Atlassian, ServiceNow, Workday, e persino colossi della consulenza come Accenture, Deloitte, McKinsey.

Il cuore del sistema si chiama A2A. Funziona così: gli agenti si “scoprono”, capiscono cosa sanno fare gli altri, si dividono i compiti e cooperano su flussi di lavoro complessi, anche senza condividere memoria o contesto. Una specie di intelligenza distribuita dove ognuno fa la sua parte, senza bisogno di supervisione umana. E non si parla più solo di chatbot: A2A può gestire processi come assunzioni intere, dalla selezione alle verifiche di background, tutto tra agenti.

È un passo avanti rispetto al protocollo MCP di Anthropic, che invece si occupa del dialogo tra agenti e strumenti esterni. Qui si gioca su un altro piano: l’interazione tra intelligenze artificiali, senza esseri umani nel mezzo.

La posta in gioco è enorme. Oggi ogni sistema AI vive ancora in un recinto. Ma se questi recinti cadono, e le AI iniziano a collaborare davvero, si aprono scenari nuovi: agenti che risolvono problemi complessi insieme, che si integrano in architetture aziendali, che diventano infrastrutture invisibili. Agent2Agent non è solo un protocollo: è il primo mattoncino per una rete globale di AI interconnesse. E chi partecipa adesso, potrebbe guidarla domani.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.