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Robot con l’olfatto

Il primo robot al mondo con un vero e proprio senso dell’olfatto è in arrivo. Ainos e UGO stanno sviluppando una tecnologia che permetterà ai robot di riconoscere gli odori e interpretarli, un passo che potrebbe rivoluzionare interi settori. Fino a oggi, le macchine potevano vedere, ascoltare e interagire, ma presto potrebbero anche annusare l’aria e capire cosa c’è intorno a loro, proprio come noi.

Un robot potrebbe rilevare odori legati a malattie, aiutando a diagnosticare problemi di salute in anticipo. Oppure individuare sostanze pericolose o gas nocivi, migliorando la sicurezza in ambienti industriali o domestici. Questa tecnologia si basa su nanotecnologie e intelligenza artificiale, che permettono di analizzare e interpretare le molecole nell’aria con precisione.

Se questa innovazione si diffonderà, i robot del futuro non saranno solo più intelligenti, ma anche più sensibili agli odori, aprendo scenari inediti nel mondo della robotica e dell’intelligenza artificiale. Ci stiamo avvicinando sempre di più a macchine capaci di percepire il mondo come noi? Il futuro avrà un odore tutto nuovo.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.