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La Banca Centrale Europea ha lanciato un allarme sull’intelligenza artificiale

La Banca Centrale Europea ha lanciato un allarme: l’intelligenza artificiale rischia di creare una bolla finanziaria. Perché? Perché il mercato è pieno di startup che si spacciano per “rivoluzionarie” nel campo dell’AI, ma alla fine fanno poco più che usare le API di ChatGPT e aggiungere un’interfaccia grafica.

L’AI è una tecnologia reale, concreta, potente. Lo dimostrano strumenti che migliorano il nostro lavoro, ottimizzano la produzione e perfino diagnosticano malattie. Ma accanto a queste realtà ci sono aziende che si vendono come “miracoli tech” con business model che non reggono. Una narrazione che attira investimenti enormi… per qualcosa che, in fondo, non esiste davvero.

Quante volte abbiamo visto storie simili? Pensate al boom delle dot-com negli anni ’90 o al “metaverso” di qualche anno fa. Grandi promesse, tanti soldi… e poi? Bolle che scoppiano.

La soluzione? Non farsi incantare dalle parole altisonanti. Chiediamoci sempre: cosa stanno davvero facendo queste aziende? C’è un valore concreto, su cosa è basata la loro tech? Fanno cose che esistono già?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.