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False promozioni

False promozioni 1

Diffondere false promozioni usando abusivamente nomi e loghi di supermercati noti è una tecnica di truffa sempre più diffusa. Spesso vengono usati anche post sponsorizzati sui social network per amplificare il messaggio e ingannare il maggior numero di persone possibile.

In questo esempio, una falsa promozione sfrutta i nomi di Lidl e Dyson, a loro insaputa, per attirarci su un sito web contraffatto, con lo scopo di raccogliere dati o richiederci denaro. In alcuni casi, possono anche indurci a scaricare file malevoli o virus. È quindi importante non cliccare sui link del post e soprattutto non fornire dati personali o bancari. Non dobbiamo nemmeno condividere il post della falsa promozione per evitare di esporre altre persone alla truffa.

Se vediamo offerte “imperdibili” e “troppo belle per essere vere”, dobbiamo essere prudenti e verificare sul sito ufficiale delle aziende menzionate l’effettiva esistenza degli sconti promessi nel post.

Avete visto o ricevuto messaggi sospetti o truffe? Segnalateli alla mia redazione all’indirizzo email [email protected]

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.