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I sondaggi sull’intelligenza artificiale hanno una senso solo se le persone sanno davvero cos’è

Secondo un recente sondaggio, solo la metà dei consumatori ritiene che l’intelligenza artificiale abbia un impatto positivo sulle proprie esperienze di acquisto. Tempo fa un’altra ricerca sosteneva che il 67% dei lavoratori italiani è entusiasta della prospettiva di impiegare l’AI nel proprio lavoro. Escono sempre più studi di questo tipo, perché l’artificial intelligence è diventata una “buzzword”, una parola popolare, un argomento che attira lettori. Ma attenzione a fare ricerche su temi così tecnici. Le persone sanno veramente cos’è l’AI per poter rispondere in modo credibile ai sondaggi? Non lo dico per creare polemiche, ma mi chiedo se sia il caso di interrogare un utente qualsiasi su un tema così complesso, anche per gli addetti ai lavori.

L’intelligenza artificiale è una branca dell’informatica che punta a creare macchine, sistemi e software in grado di eseguire attività che normalmente richiederebbero l’intelligenza umana. Queste attività possono includere la risoluzione dei problemi, la comprensione del linguaggio naturale, il riconoscimento vocale e visivo, l’apprendimento, la pianificazione e molto altro. Questa è una delle possibili definizioni. Ma non si può dare per scontato che tutti la conoscano. Quindi molte delle ricerche diffuse recentemente presentano risultati basati più sulla percezione della buzzword che sulla reale valutazione nel merito, rimanendo nell’ambito del costume e non sul lato tecnico.

Come sempre qui gioca un ruolo fondamentale la divulgazione e la formazione. Bisogna attivarsi per spiegare sempre meglio alle persone cosa si intende esattamente con il termine “intelligenza artificiale” e come si può gestire. Le aziende che la stanno utilizzando devono formare i propri dipendenti. Ma prima devono comprenderne le potenzialità, i vantaggi, i potenziali rischi. Non c’è altro modo: ragionare, studiare, apprendere. Dopodiché i sondaggi potranno avere più senso e una maggiore efficacia.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.