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World Emoji Day: cos’è e perché si celebra il 17 luglio

Oggi è il World Emoji Day, la ricorrenza internazionale dedicata ai simboli che hanno rivoluzionato il modo in cui ci esprimiamo nel mondo digitale. Sono divertenti, esprimono i nostri stati d’animo, facilitano la comunicazione in assenza di linguaggio del corpo e ormai non potremmo più farne a meno. Quali sono le vostre faccine preferite? Mettetele nei commenti.

L’idea di celebrarli ogni anno è venuta nel 2014 a Jeremy Burge, designer e animatore australiano che ha fondato Emojipedia, un sito web che offre un catalogo completo di emoji con le relative descrizioni e significati. L’obiettivo è, naturalmente, promuovere l’uso e la comprensione di questi simboli nella comunicazione digitale. La data non è stata scelta a caso, ma è stata presa in prestito dall’icona del calendario di Apple che mostra proprio il 17 luglio.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, nonostante la somiglianza con la parola inglese “emotion” (emozione) non c’è alcun collegamento tra le due parole. Il termine ha origine dal Giappone e si compone di due parti: “e” che significa “immagine” e “moji” che significa “carattere”. Quindi, nel suo significato letterale, “emoji” si traduce in “carattere immagine”. Il termine è stato coniato in Giappone negli anni ’90.

È infatti proprio lì che sono nati gli emoji, grazie all’artista Shigetaka Kurita. Kurita lavorava per la compagnia di telecomunicazioni NTT Docomo e stava sviluppando una piattaforma di messaggistica mobile chiamata “i-mode”. Per renderla più attraente e coinvolgente, decise di creare un insieme di piccole immagini che potessero essere utilizzate per comunicare informazioni in modo rapido e semplice. Si ispirò ai fumetti manga, alla cultura giapponese e ai simboli usati nelle previsioni del tempo.

Il primo set di emoji comprendeva 176 simboli di dimensioni 12×12 pixel e copriva varie categorie, tra cui espressioni emotive, condizioni meteorologiche, numeri, segnali di traffico e simboli astronomici.

Queste piccole icone divennero rapidamente popolari in Giappone e, con l’avvento degli smartphone e delle applicazioni di messaggistica globale come WhatsApp, si diffusero in tutto il mondo, diventando un elemento fondamentale della comunicazione digitale.

Oggi rappresentano un linguaggio universale, capace di esprimere emozioni, idee e concetti in modo immediato e giocoso. Ci permettono di superare le barriere linguistiche e culturali e stanno diventando sempre più inclusivi: rappresentano infatti una vasta gamma di etnie, professioni, orientamenti sessuali.

Anche le aziende stanno sfruttando la potenza degli emoji per interagire con i loro clienti in un modo più umano e coinvolgente. Che si tratti di una campagna di marketing su social media o di un’interfaccia utente di un’app, gli emoji possono rendere il messaggio più accattivante e comprensibile.

World Emoji Day 1
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Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.