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Le imprese italiane devono capire l’importanza di investire in digitale

Nel 2022 il 26% delle piccole e medie imprese italiane ha aumentato gli investimenti in digitale rispetto al 2021, dice l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del PoliMi. Ma siamo sicuri che abbiano fatto gli investimenti giusti? Perché, come non mi stanco mai di ripetere, investire in digitale va bene se si fa nel modo giusto, senza lasciarsi ingannare da chi spaccia per Metaverso la realtà virtuale, o da chi ci vuol vendere una blockchain che non serve. Per questo è importante capire cosa significa davvero investire in innovazione: ma molte imprese italiane ancora non ci riescono.

È vero, c’è un 43% che dichiara di essere “avanti nel processo di digitalizzazione” o di “puntare sempre di più sul digitale”. È un fatto positivo, sempre che questi imprenditori sappiano realmente scegliere i programmi o i sistemi più adatti alle loro esigenze, evitino di comprare soluzioni vecchie e inutilizzabili, e soprattutto non si facciano abbagliare da apparenti “innovazioni” proposte da venditori di fuffa tecnologica che in realtà non hanno sostanza.

La verità è che ancora troppi non capiscono il digitale. La ricerca lo conferma: il 35% fa fatica a riconoscere alla digitalizzazione un ruolo centrale nello sviluppo dell’economia. Manca, insomma, la consapevolezza, o è scarsa. E una scarsa consapevolezza significa investimenti ridotti non solo in tecnologie ma anche in formazione: un’impresa su due non fa niente per sviluppare e rafforzare le competenze digitali. Solo l’8% punta ad assumere persone con competenze digitali e Stem (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica).

È chiaro che così non si può andare avanti: se solo una minima parte delle piccole e medie imprese italiane riconosce l’importanza di scegliere figure professionali con le giuste caratteristiche per gestire il digitale, la nostra imprenditoria, e di conseguenza l’economia, non farà molti passi avanti.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.