Scarica la mia App gratis

462 – TRATTARE UN CHATBOT COME UNA CREATURA È UN TRUCCO PER VENDERCELO MEGLIO

Anthropic, l’azienda che produce Claude, ha vietato i comportamenti crudeli e abusivi contro i suoi modelli di Intelligenza Artificiale. Per me è una follia perché un chatbot non ha coscienza e trattarlo come una creatura serve solo a farcelo sembrare una persona. Insultarlo non fa male a nessuno e l’unico motivo per trattenersi è tecnico. Più insulti mettiamo nella richiesta, peggio rischia di capirci.

Anthropic dice di farlo per prudenza perché non sa se i suoi modelli possano avere qualcosa di simile al benessere e nel dubbio li protegge. Già l’anno scorso aveva dato a Claude la possibilità di chiudere da solo le conversazioni più violente e detto da chi vende il prodotto un dubbio così diventa pubblicità. Ogni regola scritta per proteggere la macchina ci spinge a credere che dentro ci sia qualcuno.

A chi vende la macchina conviene che la scambiamo per una persona perché ci affezioniamo e ci fidiamo delle sue risposte, e ci rimettiamo noi. Soprattutto chi si confida o chi le chiede un parere sulla salute, convinto di parlare con qualcuno. Dentro c’è un programma che calcola la parola più probabile dopo quelle scritte da noi, senza provare niente. Gli insulti contano solo per un motivo tecnico: sono parole che non descrivono il lavoro da fare e occupano il posto delle istruzioni. E il modello si adegua al tono, se la conversazione somiglia a una lite, lo è anche la risposta.

Quindi non fatevi fregare, usate i chatbot come strumenti senza sensi di colpa e se vi fanno arrabbiare sfogatevi pure. Poi riscrivete la richiesta con calma, spiegando bene cosa volete, così la risposta arriva giusta.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Chatbot #Coscienza #Marketing

Condividi su:

Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.