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456 – NEL 1859 UNA TEMPESTA SOLARE HA BRUCIATO I TELEGRAFI. OGGI AVREMMO TRE GIORNI PER SALUTARCI

3 giorni, grosso modo: tanto passerebbe fra il momento in cui il Sole spara e il momento in cui la nube ci arriva addosso.

Nel 1859 è successo davvero e il racconto che ne è rimasto è questo qua: la chiamano tempesta di Carrington, dal nome dell’astronomo che vide il lampo sulla superficie del Sole. Le aurore si videro fino ai Caraibi, i telegrafi presero fuoco e alcuni operatori riuscirono a mandare messaggi con le linee staccate dalle batterie, tenute in piedi solo dalla corrente indotta nei fili.

Ma nel 1859 i fili erano quelli. Oggi i fili sono tutto. Una tempesta di quella potenza non fa saltare la luce come un temporale: colpisce i trasformatori delle grandi dorsali elettriche, quelli grossi come una casa, e li cuoce. Non si riparano, si devono sostituire.

E se manca la corrente? Sotto viene giù tutto in fila: le pompe dell’acqua sono elettriche, i distributori di benzina sono elettrici, i frigoriferi degli ospedali. I data center hanno i generatori, sì, ma il gasolio dura giorni; il gasolio va portato con un camion che ha bisogno di una pompa che ha bisogno di corrente.

Poi ci sono i satelliti. Il GPS non serve solo a non perdersi: serve a sincronizzare l’orologio delle banche, delle reti telefoniche, dei mercati. Senza quel segnale le transazioni non funzionano più.

E quel preavviso, se c’è, serve a qualcosa. È un problema sul serio: quanto sia lungo poi dipende da quanto corre la nube, ma nel frattempo si spengono i satelliti, si mettono le reti in sicurezza, si abbassano i carichi. Però ci vuole qualcuno che decida di farlo davvero, cioè di spegnere mezza rete elettrica per un allarme che potrebbe rivelarsi esagerato, sapendo che se non succede niente si prende la colpa lui.

Il 2026 ha una cosa che però il 1859 non aveva: la possibilità di vedere quello che arriva. Però può succedere e abbiamo solo 3 giorni di preavviso. È successo nel 1859, può succedere domani. E la nostra società non so quanto sia pronta. Dovremmo provare a stare 3 giorni senza premere un interruttore, a vedere se funziona, per testare. Ce la faremo?

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #TempestaSolare #Infrastrutture #CrisiEnergia

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.