Rene Haas dice che l’Intelligenza Artificiale troverà una cura per il cancro. Da soli non ci arriveremo, non nell’arco della nostra vita. E dice che quel giorno slitta perché i chip non bastano.
Haas guida Arm, l’azienda sta a Cambridge, disegna i cervelli dei microchip, quelli dentro centinaia di miliardi di telefoni e automobili. Quest’estate ha toccato il picco e ne ha fatto l’azienda britannica più valutata della storia. Lo ha spiegato alla BBC: modellare una cellula è troppo complesso. Modellare come un marcatore del DNA viene toccato dal cancro, uguale. Troppo perfino per i computer che fanno girare l’AI. Ma più modelli gli diamo in pasto, più quelle macchine diventano capaci. Prima o poi lo risolveranno. Lui ci crede, e ci credo anche io.
Poi c’è il resto dell’intervista, no? Robot umanoidi diffusi entro 5 anni, che imparano a fare il letto, e che poi da soli imparano a sistemare gli asciugamani. Ed entro 10 anni li vede in fabbrica. O a riparare ponti. E sui posti di lavoro bruciati dice che le stime sono un po’ gonfiate. E sul timore di una correzione in borsa delle valutazioni dell’AI, uguale. La tecnologia Arm, ricordiamoci che gira in metà dei data center di AI del mondo, e Meta gli ha chiesto di sviluppare un chip. E da marzo ha raccolto più di 2 miliardi di dollari di domanda.
Però mancano i chip. Siamo in un ambiente a offerta limitata, dice. Servono altre fabbriche prima di mettere un data center nello spazio. E sulle fabbriche in Gran Bretagna, invece, però dice alt. Costano troppo e servono lavoratori specializzati. Meglio lasciarle dove stanno, in mano a TSMC. Quindi le previsioni sulla medicina le firma uno che i chip li disegna. E poi finiscono tutte più o meno allo stesso posto.
Mentre Chris Bakal la gira al contrario. Lui lavora all’Institute of Cancer Research di Londra. Dice che ormai la domanda è cosa diamo da mangiare all’AI. E nel suo laboratorio i dati, però, se li producono loro, vengono da campioni dei pazienti reali sui quali allenano l’Intelligenza Artificiale. Sono modelli, roba raccolta davvero a mano. E tutto questo gira perfino senza un data center gigante. Dice che misure così possono togliere anni allo sviluppo di una cura. E se una terapia arriva prima, arriverà da chi ha le misure giuste. E quelle, sapete come si prendono? Un campione alla volta.
Voi cosa ne pensate?
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