Ho un amico qua a New York che fa jingle pubblicitari. E nell’ultimo anno ha visto sparire metà del lavoro, mangiato dai brani generati in 30 secondi da un’app. E quell’app si chiama Suno. Ce ne sono molte altre come lei, ma è la più nota. E vale 5 miliardi e mezzo di dollari. E qualche giorno fa un tribunale di Monaco di Baviera ha stabilito che ha violato il diritto d’autore.
Sei canzoni, fra cui Mambo No. 5 e Rasputin. Scaricate da YouTube aggirando le protezioni tecniche, infilate nell’addestramento. E quando un utente chiedeva qualcosa di simile venivano fuori riconoscibilissime, perché dentro al modello c’erano. I modelli delle AI, in generale, non conservano le opere da cui sono stati addestrati. La responsabilità di quello che esce è di chi scrive il prompt. Il tribunale ha messo il divieto di riprodurre quei brani, e ha obbligato Suno a dichiarare quanto ci ha guadagnato. Su quello stabilirà quale sarà il risarcimento.
La società tedesca che raccoglie i diritti d’autore una licenza gliela aveva pure offerta. Hanno detto no, e quel no adesso gli costa caro. La sentenza non è definitiva e l’appello arriverà. Sappiate intanto che chi allena un modello, anche se è fuori dall’Europa, ma poi lo vende in Europa, ha un problema. E adesso è un problema nuovo, che non si risolve con un comunicato stampa.
Purtroppo ci sono voluti un anno e mezzo di causa e una sentenza per dire una cosa che dovrebbe essere ovvia. E cioè che il materiale con cui si allenano le macchine, le AI, appartiene a qualcuno. Ma nel frattempo l’hanno rubato, rubato ovunque.
Voi cosa ne pensate?
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