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398 – CHI PUÒ ESSERE CONSIDERATO UN ESPERTO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

Sì, ma chi può essere considerato un esperto di Intelligenza Artificiale? Vedete, oggi chiunque parli con un chatbot e lo sappia spiegare a qualcuno si presenta come esperto. Però ci sono diversi tipi di esperti, no? C’è chi scrive un prompt, c’è chi configura agenti, chi conosce i pesi di un modello, chi sa addirittura addestrarlo. E senza una definizione condivisa, la formazione dei formatori seleziona le persone sbagliate.

Propongo allora una scala di competenze su quattro livelli. Primo, l’uso consapevole, cioè chi è in grado di interrogare un sistema, riconoscerne i limiti e i rischi e interpretare criticamente gli output. Il secondo livello è l’uso professionale, cioè integrare i sistemi nei processi di lavoro, configurare agenti e flussi. Il terzo livello ha a che fare con la competenza più tecnica: comprendere le architetture, i dati, il funzionamento dei modelli. E infine un quarto livello, quello di chi ricerca, quindi progettare, addestrare, valutare modelli.

Vedete, in un momento in cui gli ex venditori di NFT, di crypto scam, oggi sono diventati tutti esperti di AI, è importante capire che cosa significa esperto. Aver letto articoli sui giornali di AI e farci dei video sopra non è essere esperti. E quindi per essere definiti esperti, secondo me, almeno in tutto quello che riguarda il mondo istituzionale, bisogna collocarsi almeno in uno dei quattro livelli. Anzi, per chi se ne occupa professionalmente, almeno al terzo e al quarto livello. Quindi chi la racconta e basta con i video sui social, senza avere un incarico, un ruolo istituzionale, un riconoscimento accademico, probabilmente non è un esperto: non si diventa esperti solo raccontandola, perché non sai cosa stai dicendo.

Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.