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397 – LA MIA AI IN CASA. COSTA IL DOPPIO, MA È L’UNICA CHE NON CI CAMBIA SOTTO IL NASO

L’Intelligenza Artificiale in casa costa il doppio, la RAM è salita di prezzo, però è l’unica che non ci cambia sotto il naso ed è l’unica che ci garantisce la privacy.

Vi faccio vedere la configurazione che uso io. C’è un Mac Mini che orchestra tutto: è attraverso di lui che gestisco i vari agenti che poi fanno le cose per me. Poi c’è un Mac Studio con 256 GB di RAM, quello che ha dentro il modello principale, che attualmente ne occupa circa 200: gli altri servono per il contesto e per altre cose. E infine un vecchio Mac Intel, che non serviva potente ma con 64 GB di RAM, perché è quello che aziona i vari browser, che consumano RAM e fanno online le cose che gli agenti gli chiedono.

Però incredibilmente sta salendo di prezzo invece di scendere, perché è successo qualcosa che vi spiego. La memoria dei nostri computer, se andate a vedere oggi, costa il doppio, perché tre aziende al mondo fanno circa il 90% della RAM del pianeta e hanno spostato le linee di produzione sulla memoria ad alta banda, quella che serve ai chip per l’AI, che è anche quella che rende di più. Pensate che solo nel primo trimestre del 2026 i prezzi della DRAM sono saliti di circa il 90% rispetto ai tre mesi precedenti. Solo Micron, l’azienda famosa, ha chiuso il suo marchio per il pubblico normale per dedicarsi solo ai data center. Quindi console più care, portatili più cari, telefoni più cari, e soprattutto schede video introvabili o macchine come queste che cominciano a costare tantissimo.

Pochi mesi fa ho comprato questo Mac Studio, che adesso Apple non fa più perché non ha memoria per farlo, e oggi nel mercato dell’usato costa il doppio di quanto l’ho pagato. Però uno dei vantaggi è che nel frattempo fa cose che sei mesi fa non faceva, perché i modelli aperti sono migliorati e oggi, con una macchina così, li scarichi gratis e li fai funzionare. In sostanza un pezzo di ferro che si è apprezzato, cosa incredibile nel mondo dei computer, a cui non siamo abituati: di solito un anno dopo, due anni dopo, i prezzi crollano.

Ecco, perché tenere l’Intelligenza Artificiale in casa o in azienda, se è così costoso? Per due ragioni molto concrete. La prima sono i dati, i nostri e quelli dei nostri clienti, perché restano dentro casa nostra invece di finire nei server di aziende straniere, che probabilmente li useranno per addestrare il prossimo modello: si fanno i fatti nostri. Sapete che lavoro con governi, istituzioni e aziende delicate. Per me, nel mio caso, è un dovere, no? Altrimenti non potrei usare l’AI per fare analisi di alcuni dati che utilizzo per lavoro, perché sono riservati. Ci sono settori in cui è proprio un obbligo di legge.

E poi c’è una seconda ragione importante. I miei modelli, quelli che scarico, restano fermi lì. Sono solo quelli, quelli che ho scaricato. Nel mondo cloud, quando utilizzi servizi esterni, pensate a ChatGPT, Claude, eccetera, loro cambiano dentro, cambiano dietro, senza dirlo, senza un numero di versione diverso, senza avviso. E quando ci lavori sopra te ne accorgi, dal giorno alla notte, no? Stesso prompt, risposta diversa. Magari più stupida, o una procedura che si rompe. Perché? Perché cosa fanno le aziende che li offrono? Cercano di ottimizzare il conto economico. Quindi abbassano il ragionamento quando costa troppo e spingono verso il piano più caro. Legittimo, solo che stanno ottimizzando il loro business, mica il nostro.

E chiaramente questo ragionamento vale anche per un paese intero. Un continente che affitta l’intelligenza da un altro continente non decide il prezzo, no? Non decide le regole. E non decide quando gli viene tolta. E ogni mese che passa la faccenda diventa sempre più fisica: serve elettricità, chip, gente che li sa far funzionare, data center. Peraltro averlo localmente è anche un enorme vantaggio, perché puoi personalizzarlo. Ho fatto fine-tuning di un modello, che è esattamente quello che serve a me.

Poi certo, per avere un’AI in casa, un minimo intelligente, smart, che faccia quello che ci serve più o meno come i modelli che utilizziamo online, i costi cominciano a essere alti. Costa come un’auto usata, no? Però c’è a chi serve. Io, ad esempio, la uso per gestire i miei social e i miei video, montarli automaticamente, avere le news deduplicate e altro. Faccio dei video tutti i giorni in cui spiego come la utilizzo e cosa fanno i miei agenti. Ecco, se non hai questa esigenza, probabilmente un’AI locale non ti serve. Ogni giorno vi racconto un pezzettino di quello che faccio con gli agenti, con le mie AI e con le aziende a cui do consigli su come farlo al meglio.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Privacy #Mac #Hardware

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

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Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.