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389 – OGGI PARTE L’AI ACT. ANZI, PARTICCHIA…

Da oggi in Europa scatta la data generale di applicazione dell’AI Act, che non è la partenza completa, perché la parte che pesa di più sulle aziende è stata spostata più avanti. Per fortuna, o purtroppo. Il 24 luglio è uscito in Gazzetta Ufficiale Europea il Regolamento 2026/1744, il Digital Omnibus, in vigore dal 27 luglio, di corsa, per arrivare prima di oggi. E hanno riscritto pezzi dell’AI Act mentre l’AI Act stava ancora entrando in funzione.

E quindi gli obblighi sui sistemi ad alto rischio, quelli su selezione del personale, credito, scuola, servizi essenziali e giustizia, non partono più oggi, ma il 2 dicembre 2027. Mentre per l’Intelligenza Artificiale dentro macchinari, dispositivi medici e giocattoli si va al 2 agosto 2028.

Come sapete ho contribuito al Code of Practice dell’AI Act, e quello che parte oggi riguarda la trasparenza: quando parliamo con un sistema di Intelligenza Artificiale dobbiamo saperlo, bisogna dichiararlo. Così come i deepfake e i testi di interesse pubblico generati dall’AI vanno etichettati. Tutti i contenuti sintetici vanno marcati in modo leggibile dalle macchine, e su quella marcatura chi era già sul mercato ha tempo fino al 2 dicembre. Le linee guida della Commissione per applicare tutto questo sono arrivate il 20 luglio, tredici giorni prima. Le aziende oggi sono un po’ in difficoltà. In difficoltà quanto?

Allora, concretamente. Il chatbot che risponde ai clienti da oggi deve dichiarare di essere un’Intelligenza Artificiale al primo contatto, non nascosto dietro i termini d’uso. Immagini, video e audio che sembrano veri vanno etichettati. A casa vostra, fuori dal lavoro, non vi riguarda. Quindi partite dal censimento: il chatbot sul sito, l’assistente dentro il gestionale, il generatore di immagini di marketing, la voce sintetica del centralino. Nelle aziende che vedo qua a New York la lista completa non ce l’ha quasi nessuno, e quello che manca sempre è il pezzo che finisce davanti al cliente. Perché qua a New York dell’AI Act se ne fregano, però in Europa è una cosa importante.

Quanto importante? Chi non lo fa rischia 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale, e sulle pratiche vietate si sale a 35 milioni o al 7%. E pensate che le multe sono pure la parte meno fastidiosa, perché le autorità possono far correggere il sistema, ritirarlo dal mercato o vietarne addirittura l’uso.

Quindi l’Ufficio Europeo per l’Intelligenza Artificiale diventa di fatto un’autorità con poteri da antitrust. Può aprire indagini da sola, entrare nelle sedi aziendali, copiare documenti, mettere sigilli, imporre penalità fino al 5% per ogni giorno di inadempienza. E sulle risorse per esercitare tutto questo il regolamento scrive “fatta salva la procedura di bilancio”. Cioè: poteri da antitrust, però personale da decidere.

Ci sono delle cose che non mi sono piaciute tantissimo. Per esempio l’obbligo di alfabetizzazione è stato ammorbidito, e a quella parte non ho partecipato. Perché prima chi fornisce e chi usa questi sistemi doveva garantire un livello sufficiente di competenza delle persone. Adesso deve solo adottare misure per favorirla. E il testo, peraltro, aggiunge nero su bianco che nessuno è tenuto a garantire un livello specifico a nessuno. E infatti la formazione, purtroppo, è la prima che salta quando un obbligo diventa facoltativo.

Cosa mi è piaciuto di più? Sui deepfake sessuali c’è finalmente un divieto vero. Generare o manipolare immagini, video, audio intimi di una persona riconoscibile senza consenso esplicito diventa pratica vietata in tutta l’Unione. E chi costruisce il sistema risponde anche quando quell’uso è prevedibile e non ha messo protezioni serie. Quindi le app che spogliano le persone sono fuori legge. Però tutto questo parte a dicembre. Da qui a dicembre coprono solamente le leggi nazionali. E in Italia, dal dieci ottobre dell’anno scorso, c’è l’articolo 612-quater del codice penale, che dice che si prendono da uno a cinque anni per chi diffonde immagini, video o voci falsificate con l’Intelligenza Artificiale e provoca un danno. Su questo, tanto per cambiare, perché l’Italia è straordinaria da questo punto di vista, siamo arrivati prima noi. Nel digitale stiamo arrivando sempre primi, fateci caso.

Anche perché qua negli Stati Uniti una legge federale organica sull’Intelligenza Artificiale ancora non c’è. Ci sono più di cento leggi statali solo quest’anno. A Washington si litiga ogni anno su chi debba comandare. Mentre sui deepfake intimi il Congresso una legge federale è riuscito a farla: il Take It Down Act. E dal 19 maggio le piattaforme devono rimuovere entro 48 ore eventuali deepfake. E peraltro l’Italia è stata la prima nell’Unione Europea, il primo paese dell’Unione Europea a darsi una legge organica sull’AI, la 132 del 2025, a cui ho partecipato anch’io. Ma soprattutto sono orgoglioso, da italiano.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Europa #Multe #Trasparenza

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