Scarica la mia App gratis

375 – CINQUEMILA ROBOT CONTRO POCHE CENTINAIA. LA CINA FORSE HA GIÀ VINTO?

Mentre noi discutiamo se i robot umanoidi siano fantasia o realtà, la Cina li sta già spedendo a migliaia. E il distacco fa paura.

Morgan Stanley ha appena raddoppiato per la seconda volta in un anno le sue previsioni. A gennaio diceva 14.000 robot umanoidi spediti dalla Cina nel 2026. Poi 28.000. Adesso 50.000. Una banca d’affari che corregge i suoi numeri al rialzo tre volte in sei mesi, lo fa perché si è accorta di aver sottovalutato tutto.

I robot stanno uscendo dalle fiere ed entrando nelle fabbriche. È questo che è cambiato.

E i numeri di chi spedisce davvero raccontano una storia che qui da noi quasi nessuno conosce. Le due aziende cinesi più grandi, Agibot e Unitree, l’anno scorso hanno consegnato oltre 5.000 robot ciascuna. Gli americani di Figure AI e Tesla, che fanno notizia ogni settimana con i loro video spettacolari, ne hanno mossi poche centinaia. O meno.

Cinquemila contro poche centinaia. Capite.

La Cina oggi copre da sola oltre l’80% di tutti i robot umanoidi spediti nel mondo. Le prime sei aziende per volume sono tutte cinesi. Tutte.

Qui negli Stati Uniti si lavora benissimo sul software, sull’intelligenza che muove questi robot. Ma il software senza i corpi resta una demo. E i corpi li costruisce e li vende qualcun altro, dall’altra parte del mondo.

Dietro questa accelerazione c’è lo Stato. Un solo ordine pubblico cinese, da circa un miliardo di dollari, ha richiesto 500 robot umanoidi, 3.000 robot a doppio braccio e 5.000 quadrupedi. Non è un esperimento. È un committente enorme che decide di comprare a scatola chiusa per far partire un’intera industria. Quando lo Stato compra a quei volumi, i prezzi crollano, le fabbriche si riempiono e i dati per migliorare i robot arrivano a valanga.

Il mercato cinese di questi robot vale due miliardi di dollari quest’anno. Quindici miliardi entro il 2030. E parliamo solo delle vendite verso l’esterno, senza contare tutti i robot che le aziende tengono per sé.

A me questa cosa ricorda Deep Blue che batte Kasparov nel 1997. Per un attimo sembrò una notizia tecnologica come tante. Poi capimmo che era l’inizio di qualcosa che non si poteva più fermare. Un’invenzione non si disinventa.

Oggi i video di Tesla e Figure fanno milioni di visualizzazioni e i robot cinesi lavorano in silenzio nei magazzini, nelle fabbriche, nei negozi senza commessi. Vincere la gara delle visualizzazioni e vincere la gara delle consegne sono due cose diverse. E le consegne, per ora, le sta vincendo qualcun altro.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #RobotUmanoidi #Cina

Condividi su:

Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.