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334 – Parla benissimo al colloquio. Poi non sa fare niente

Un’amica che fa selezione del personale qui a New York mi ha raccontato che ha assunto un ragazzo perfetto. Risposte pulite, sicuro, preciso. Primo giorno in ufficio, non sapeva fare quasi niente.

Capite.

Il ragazzo poi ha ammesso che ha usato un programma che si chiama Parakeet. Ascolta il colloquio dal microfono, capisce la domanda e ti scrive la risposta sullo schermo mentre l’altro parla. Tu leggi e ripeti. È fatto apposta per non farsi vedere: resta invisibile nella condivisione schermo su Zoom, Meet, Teams. Funziona anche sui test di programmazione, ti scrive il codice in diretta. Parla cinquantadue lingue. Costa una trentina di dollari per pochi colloqui.

Così al colloquio non valuti più la persona. Valuti quanto è brava a leggere quello che le suggerisce una macchina.

E lo fanno in tanti. Su quasi ventimila colloqui analizzati tra l’estate scorsa e gennaio, oltre un terzo è scattato come sospetto di trucco.

Le aziende se ne sono accorte. Google e McKinsey hanno rimesso i colloqui in presenza. Sette responsabili delle assunzioni su dieci, qui negli Stati Uniti, sono tornati a guardare le persone in faccia, proprio per questo.

Il problema non è chi usa l’AI per prepararsi. Quello è studiare, ed è giusto.

Il problema è che entrano in azienda persone che hanno superato la prova ma non hanno la competenza per starci. E lo scoprono i colleghi, dopo, quando devono coprire il buco. Purtroppo.

L’AI è una palestra straordinaria per arrivare pronti a un colloquio. Usata per leggere le risposte in diretta non prepara nessuno, e riempie il lavoro di gente che il lavoro non lo sa fare.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #IntelligenzaArtificiale #Lavoro #Colloqui

✅ Ora che vivo a New York tocca definire con anticipo le settimane in cui sarò in Italia nei prossimi mesi. La email di chi mi gestisce gli ingaggi per gli eventi è: [email protected] 👉 Se leggete questo commento mettetegli un like così rimane visibile in cima. Grazie

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.