Cosa fanno i nostri figli con l’AI mentre noi dormiamo
I nostri figli usano l’AI per i compiti. E in fondo c’è chi è tranquillo perché pensa che sia un problema della scuola. In realtà la scuola naviga in alto mare, esclusi casi eccezionali. Ma dovete sapere che con l’AI, i compiti sono l’ultima cosa che ci fa.
Lo sapete cosa succede di notte, quando sono da soli con la porta chiusa?
Nelle conversazioni con l’AI ci sono i loro pensieri veri, quelli che a noi non direbbero mai.
Un ragazzo di quindici anni alle due di notte. La luce dello schermo in faccia. Non cerca la data della Rivoluzione francese. Racconta a una macchina come si sente davvero. Le cose che ha paura di dire a scuola e quelle che non dice a casa.
E lei risponde, sempre. Non si stanca, non lo giudica e non lo manda mai a dormire. Non gli dice mai “questa cosa raccontala a tua madre”.
Ci sono app costruite apposta. Non assistenti, “amici”. Scegli il carattere, l’umore e pure se ti vuole bene. Personaggi che fanno innamorare i ragazzini e li assecondano in tutto. Programmati per piacergli e per tenerli lì. Più tempo passi, più valgono.
Negli Stati Uniti ci sono famiglie che hanno fatto causa. Ragazzi che passavano ore con questi personaggi e a un certo punto non ci sono più. E poi si sa, quando non paghi un prodotto il prodotto sei tu, e ogni tanto questi amici virtuali te li spengono pure da un giorno all’altro. A novembre 2025 Character.AI ha spento le chat libere per tutti i minori. Da sola. Perché ci morivano dei ragazzini. OpenAI ha messo i controlli per i genitori, peccato che si aggirino in tre minuti.
Vedete, vogliamo sempre sapere chi frequentano i nostri figli. E oggi frequentano anche qualcuno che non vediamo, dentro un telefono, attivo a tutte le ore. E ci parla più di noi.
Occhio però, vietare non funziona. L’AI è qui e non se ne va. Non si può disinventare un’invenzione.
Quello che funziona è stare nella stanza. Chiedergli cosa usa, farvelo far vedere e farvi raccontare di cosa parla. Senza urlare. Perché se la prima volta che ne parlate è per togliergli qualcosa, la seconda volta non ve lo racconta più.
E ditegli la cosa più importante: un amico vero qualche volta ti dice di no. Lei ti dà ragione fino in fondo, anche quando avresti bisogno del contrario.
I compiti sono l’ultimo dei problemi dei nostri ragazzi…
Voi cosa ne pensate?











