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327 – Cosa fanno i nostri figli con l’AI mentre noi dormiamo

Cosa fanno i nostri figli con l’AI mentre noi dormiamo

I nostri figli usano l’AI per i compiti. E in fondo c’è chi è tranquillo perché pensa che sia un problema della scuola. In realtà la scuola naviga in alto mare, esclusi casi eccezionali. Ma dovete sapere che con l’AI, i compiti sono l’ultima cosa che ci fa.

Lo sapete cosa succede di notte, quando sono da soli con la porta chiusa?

Nelle conversazioni con l’AI ci sono i loro pensieri veri, quelli che a noi non direbbero mai.

Un ragazzo di quindici anni alle due di notte. La luce dello schermo in faccia. Non cerca la data della Rivoluzione francese. Racconta a una macchina come si sente davvero. Le cose che ha paura di dire a scuola e quelle che non dice a casa.

E lei risponde, sempre. Non si stanca, non lo giudica e non lo manda mai a dormire. Non gli dice mai “questa cosa raccontala a tua madre”.

Ci sono app costruite apposta. Non assistenti, “amici”. Scegli il carattere, l’umore e pure se ti vuole bene. Personaggi che fanno innamorare i ragazzini e li assecondano in tutto. Programmati per piacergli e per tenerli lì. Più tempo passi, più valgono.

Negli Stati Uniti ci sono famiglie che hanno fatto causa. Ragazzi che passavano ore con questi personaggi e a un certo punto non ci sono più. E poi si sa, quando non paghi un prodotto il prodotto sei tu, e ogni tanto questi amici virtuali te li spengono pure da un giorno all’altro. A novembre 2025 Character.AI ha spento le chat libere per tutti i minori. Da sola. Perché ci morivano dei ragazzini. OpenAI ha messo i controlli per i genitori, peccato che si aggirino in tre minuti.

Vedete, vogliamo sempre sapere chi frequentano i nostri figli. E oggi frequentano anche qualcuno che non vediamo, dentro un telefono, attivo a tutte le ore. E ci parla più di noi.

Occhio però, vietare non funziona. L’AI è qui e non se ne va. Non si può disinventare un’invenzione.

Quello che funziona è stare nella stanza. Chiedergli cosa usa, farvelo far vedere e farvi raccontare di cosa parla. Senza urlare. Perché se la prima volta che ne parlate è per togliergli qualcosa, la seconda volta non ve lo racconta più.

E ditegli la cosa più importante: un amico vero qualche volta ti dice di no. Lei ti dà ragione fino in fondo, anche quando avresti bisogno del contrario.

I compiti sono l’ultimo dei problemi dei nostri ragazzi…

Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.