Attenzione alle carte fedeltà e alle assicurazioni sanitarie!
Ogni volta che usiamo una carta fedeltà lasciamo una traccia precisa: cosa compriamo, quando, in che quantità, con quale frequenza. Un’inchiesta di Consumer Reports negli Stati Uniti ha mostrato come alcuni grandi programmi loyalty costruiscano profili dettagliati a partire dagli acquisti, poi utilizzati anche per attività commerciali e pubblicitarie.
Gli scontrini digitali diventano dati, i dati diventano profili, e i profili generano inferenze. Farmaci da banco, prodotti per intolleranze, alimenti legati a una dieta medica. Nel tempo questi segnali costruiscono una fotografia molto più dettagliata di quanto immaginiamo. I sistemi leggono probabilità: interessi, condizioni, abitudini.
Sul lato sanitario il livello di sensibilità è ancora più alto. I processi automatizzati che incidono su rimborsi e autorizzazioni vanno a prendere anche quei dati. L’attacco a Change Healthcare, con oltre 190 milioni di persone coinvolte secondo gli aggiornamenti ufficiali, ha mostrato quanto siano centrali e fragili questi archivi sanitari e amministrativi.
Quest’anno la California ha attivato DROP, una piattaforma pubblica per inviare richieste di cancellazione ai data broker. Il mercato dei dati personali è diventato un tema strutturale.
Per una famiglia significa questo: abitudini di acquisto e dati sanitari contribuiscono a un profilo di rischio molto preciso. Le assicurazioni sono molto interessate a questo, sia per mandare offerte personalizzate sia per decidere quando farci pagare molto di più per un’assicurazione sanitaria. E da dove prendono i dati? Dalle carte fedeltà.
Usiamo la carta fedeltà quando il vantaggio è reale e misurabile. Controlliamo le impostazioni privacy dei programmi loyalty e limitiamo la condivisione quando possibile. Dobbiamo sapere per quanto tempo, che dati e con quali soggetti vengono condivisi. Sono cose a cui magari non diamo valore, ma che poi alla fine rischiamo di pagare caro.











