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189 – Odiare le istituzioni è diventato normale. Le fake news ringraziano

 

Odiare le istituzioni è diventato normale. E le fake news ringraziano.

Seguitemi fino alla fine che vi spiego perché la frase “tanto fregano tutti” è la migliore alleata delle bugie che girano in rete.

Da anni, in molti Paesi, la fiducia nelle istituzioni scende. Governi, parlamenti, partiti, enti pubblici sono spesso percepiti come lontani, litigiosi, concentrati più sulla comunicazione che sui risultati. Il linguaggio si è fatto aggressivo, il tono è da curva, non da aula istituzionale. In questo clima la frase “sono tutti uguali” diventa automatica, entra nelle chiacchiere al bar, in famiglia, sui social.

Quando questa frase entra in testa succede una cosa precisa. Ogni messaggio ufficiale viene filtrato con sospetto. Un comunicato, un dato, una conferenza stampa sembrano sempre interessati. Al contrario, il video su un social, il messaggio inoltrato in una chat, il post di uno sconosciuto che scrive “adesso ti dico io la verità” appare più autentico, solo perché arriva “da fuori”.

Le fake news lavorano qui, su questo terreno. Chi costruisce disinformazione non si limita a inventare una storia. Sfrutta la sfiducia che già c’è. Prende un tema sensibile, per esempio la salute, la sicurezza, i risparmi, e lo usa per rafforzare l’idea che “loro” nascondono sempre qualcosa.

Un esempio concreto: in diversi Paesi, dopo bufale sul presunto pericolo del 5G, persone hanno creato danni reali alle infrastrutture e ai servizi. In altri casi, catene sui social che annunciavano controlli fiscali immediati o “nuove tasse segrete” hanno spinto migliaia di persone a intasare sportelli e call center. Le storie false hanno avuto successo perché confermavano un sospetto preesistente verso lo Stato e le sue agenzie.

La frase “fregano tutti” fa anche un altro danno. Cancella le differenze. Mette nello stesso sacco chi lavora con serietà dentro un’istituzione e chi invece la utilizza per interessi personali. Se per noi sono veramente tutti uguali, nessuno merita ascolto. Chi prova a rendere più trasparenti i processi parte già screditato, mentre chi diffonde complotti può dire “io almeno non sto con loro” e guadagna credibilità solo per questo.

E qui arriva il punto più fastidioso: questo meccanismo lo alimentiamo anche noi. Ogni volta che condividiamo una frase tipo “tanto rubano tutti”, ogni volta che commentiamo una notizia con “sono tutti la stessa cosa”, rendiamo più fragile il terreno su cui dovrebbe poggiare la democrazia. Le istituzioni, in teoria, siamo noi. Dovrebbero essere l’espressione organizzata delle nostre regole comuni. Se le riduciamo a una massa indistinta di “furbi”, togliamo legittimità proprio agli strumenti che dovrebbero proteggerci.

Cosa serve per togliere ossigeno alle fake news? Serve innanzitutto più trasparenza. Decisioni spiegate con parole semplici, documenti accessibili, possibilità reale per i cittadini di vedere chi decide cosa, con quali tempi e quali criteri. Quando posso verificare, ho meno bisogno di affidarmi a un video anonimo che promette rivelazioni.

Serve poi responsabilità visibile. Chi usa un ruolo pubblico per mentire, manipolare numeri, creare solo conflitto, deve pagare un prezzo politico e, quando necessario, legale. Se questo non accade, la sensazione che “tanto non succede mai niente a nessuno” diventa carburante per la sfiducia.

Infine, serve educazione al pensiero critico per tutte le età. Non solo per i ragazzi. Anche per gli adulti, per chi guarda i telegiornali, per chi passa la serata a scorrere social. Imparare a farsi tre domande semplici davanti a una notizia: chi parla, quali prove porta, quale interesse potrebbe avere.

Odiare le istituzioni in blocco sembra uno sfogo, in realtà è un regalo per chi vive di disinformazione. Perché quando smettiamo di distinguere tra chi prova a fare il proprio dovere e chi se ne approfitta, le fake news devono fare uno sforzo minimo. Basta dire: “avevi già ragione a non fidarti di nessuno”. E il resto viene da solo.

#DecisioniArtificiali #MCC #Documentario

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