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Il nuovo valore delle “interazioni”

I giornali riportano ogni respiro online degli influencer, contribuendo alla loro fama molto più di quanto facciano i relativi account social.

Questo a causa di un virus che si chiama “interazioni” e che si è mangiato tutto. Dalla reputazione alla qualità dei contenuti.

Gli algoritmi dei social premiano i contenuti più commentati, restituendo reach, visualizzazioni.

Il risultato è che autorevoli giornali si prostituiscono ai social pubblicando contenuti di infimo livello pur di avere interazioni.

Che siano insulti al contenuto o perfino al giornale stesso.

Pur di avere interazioni.

Una malattia virale che non ha risparmiato quasi nessuno.

Così i minus habens che scrivono banalità vengono trattati come premi Nobel. Post dai contenuti insignificanti vengono elevati a notizia e sottoposti a lunghe esegesi orientate a portare a casa interazioni.

Il risultato è che la reputazione non è più un valore ed è sostituita dalle interazioni ad ogni costo.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.