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Spesso abbiamo in tasca gli strumenti giusti, ma li usiamo male

A volte le aziende preferiscono avermi in presenza perché così, dicono, ci può essere interazione con il pubblico.

In realtà basterebbe usare correttamente gli strumenti che già hanno.
Per esempio quando mi collego durante un evento, o non vedo niente, o vedo il presentatore/moderatore. Sarebbe invece molto più semplice ruotare la camera o il computer verso il pubblico.

Oppure, spendendo qualche euro in più si può collegare una seconda cam al computer, per poi alternarle con il bottoncino che ha qualsiasi software di videoconferenza.
Con qualche euro in più potrebbero mettere una box 3D con proiezione a 45 gradi su un telo semitrasparente per simulare la mia presenza.
Con la camera del telefonino in mano a un assistente potrei andare addirittura in giro per la sala e interagire per esempio con chi ha fatto una domanda.

Avermi in presenza significa che il mio tempo alle aziende costa di più e soprattutto costa al pianeta in termini di inquinamento.
A me piace di più avere il contatto fisico ovviamente, ma spesso sono interventi di 40 minuti, con poca interazione, selfie finali a parte.

Vi ho raccontato questo perché la riflessione parte dalla mia esperienza personale, ma il punto è che in generale, nel mondo digitale, abbiamo in tasca strumenti pazzeschi che usiamo male o usiamo senza riflettere troppo sulle loro potenzialità.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.