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Voglio che le persone vincano nei confronti dei computer, e non il contrario.

Tutto quello che faccio ruota intorno a una cosa sola:
voglio che le persone vincano nei confronti dei computer, e non il contrario.

Studio tutto ciò che ha a che fare con i computer da 40 anni e lavoro nel settore da 30 anni, e l’ho sempre fatto con un solo obiettivo: conoscerli bene. Ma molto bene. Così bene da non perdere quasi mai con loro.

Non sono il solo ad avere questa attitudine, che è alla base della filosofia hacker. Vi ricordo che hacker non significa criminale informatico, anche se molti giornali usano il termine a sproposito.

Soprattutto oggi che l’intelligenza artificiale sta sostituendo molti lavori umani e sta diventando un complemento indispensabile, rendendoci tutti sempre più cyber.

Non possiamo diventare gli schiavi dei computer. Sono i computer che devono rimanere uno strumento completamente sotto il nostro controllo. Ma non solo di pochi illuminati.
Le persone devono essere il più possibile informate e consapevoli, al fine di continuare a vincere sempre!



Everything I do revolves around one thing: I want people to win against computers, and not the other way around.

I’ve been studying everything related to computers for 40 years and working in the industry for 30 years, and I’ve always done it with one goal in mind: to know them well. Very well. So well that I rarely lose to them.

I’m not the only one with this attitude, which is at the heart of the hacker philosophy. I remind you that hacker doesn’t mean computer criminal, even though many newspapers misuse the term.

Especially today, as artificial intelligence is replacing many human jobs and becoming an indispensable complement, making us all increasingly cyber.

We cannot become slaves to computers. It’s the computers that must remain a tool completely under our control. But not just of a few enlightened ones. People must be as informed and aware as possible in order to continue winning always!

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.