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Le macchine stanno entrando nel nostro mondo

Quando diciamo che le macchine stanno entrando nel nostro mondo, parliamo di questo: un possibile accordo tra UPS e Figure, startup che punta a far lavorare i robot umanoidi nelle fabbriche e nei centri di smistamento. Non nei laboratori, non nei test. Proprio lì, dove fino a ieri lavoravamo noi. Ed è qui che inizia il punto interessante.

UPS usa già bracci robotici e software intelligenti. Sta tagliando i legami con Amazon, riducendo le consegne e risparmiando miliardi per puntare tutto sull’automazione. Ma l’ingresso di robot con sembianze umane sposta il discorso su un altro piano: quello simbolico. La forma umana non serve per forza all’efficienza, serve per adattarsi agli ambienti progettati da e per noi. Porte, scale, scaffali. Figure vuole consegnarne 100.000 entro il 2028. Centomila umanoidi che non simulano più, ma fanno. Sul serio.

C’è poi il tema della narrazione. A febbraio, Figure ha pubblicato un video di 90 secondi con un robot che smista pacchi su un nastro. Bello, lucido, silenzioso. Ma quanto è reale tutto questo? Alcuni dubitano che i test con BMW siano così avanzati come raccontato. E anche UPS non commenta, come se volesse proteggere la mossa finché non sarà inevitabile mostrarla.

Nel frattempo, il mondo del lavoro continua a cambiare. Non più per rivoluzioni lente, ma per colpi secchi. E ogni colpo è un annuncio, una collaborazione, un video patinato. Ma dietro quei 90 secondi ci sono decisioni enormi, che ci riguardano tutti.

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