Caso Khaby Lame. Ci pagano per clonarci. La nostra identità diventa valore, o truffa…
Come probabilmente avete letto online e sui giornali, Khaby Lame ha venduto l’autorizzazione all’uso della sua faccia e di modelli comportamentali per sviluppare un gemello digitale basato su Intelligenza Artificiale. È solo una nota di contesto, per non confondere l’annuncio con quello di cui vi voglio parlare.
Faccia, voce, gesti, tempi, microespressioni: un pacchetto, un diritto d’uso, un bene contrattuale. L’identità entra nelle negoziazioni societarie come asset trasferibile, al pari di un marchio o di una piattaforma. È questa la svolta culturale: la presenza fisica perde centralità e la disponibilità dell’identità prende valore.
Una persona cambia. Un gemello digitale viene addestrato per restare coerente, ripetibile, utile a uno scopo: pubblicità, live commerce, assistenza, formazione interna, comunicazione di servizio. Due traiettorie parallele, con una frizione inevitabile: l’umano evolve, l’avatar tende a stabilizzarsi. La conseguenza è sottile e potente. L’identità diventa qualcosa che “lavora” anche quando la persona non lavora.
Il pubblico guarda una faccia e attribuisce responsabilità a quella faccia. Non legge clausole e non ragiona in termini di licenza. Se il contenuto crea danno, confusione, truffa, o anche solo ambiguità, la reputazione resta attaccata alla persona. La firma percepita è il volto.
Un effetto economico e di sicurezza arriva subito dopo. I cloni autorizzati alzano la plausibilità dei cloni abusivi. Si diffonde un’aspettativa semplice: quel volto può parlare anche senza esserci. È terreno perfetto per frodi con video, audio, richieste di denaro, link, investimenti, urgenze. La barriera psicologica si abbassa.
Questa storia riguarda chiunque abbia credibilità: un professionista, un medico, un avvocato, un divulgatore, un docente, un CEO. La scelta diventa pratica: concedere l’uso dell’immagine solo dentro un perimetro strettissimo, verificabile, scritto bene, oppure accettare un mondo dove altri useranno quella faccia senza chiedere, contando sulla confusione.
Io posso vendere i diritti della mia immagine, per esempio, solo per contenuti che servano a spiegare la sicurezza informatica, dentro un perimetro stretto, scritto bene, verificabile. Altrimenti posso perdere controllo quando qualcun altro la usa senza chiedere. Vedete, ci sono casi in cui l’AI sostituisce davvero qualcuno, ma almeno in questi casi lo pagano profumatamente per essere sostituito.
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