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Finalmente Instagram per iPad?

Questo si che è più di un rumor…
Ci sono voluti solo 15 anni per convincere Instagram a fare un’app decente per iPad, e finalmente pare che Meta si sia decisa a svilupparla davvero. Dopo anni passati a zoomare e stiracchiare l’app per iPhone, pare arriverà presto una versione nativa, con schermo intero, Reels ottimizzati e perfino integrazione con Apple Pencil.

Meta non lo fa certo per generosità. Instagram vuole sfruttare il momento complicato di TikTok negli Stati Uniti, provando a rubare spazio nel mondo dei video brevi. Per i creator potrebbero arrivare anche nuove funzioni dedicate, con analisi approfondite e possibilità di programmazione, perfette per chi lavora spesso con l’iPad.

La verità è che Instagram ha sempre ignorato le richieste degli utenti iPad. Per Adam Mosseri, CEO di Instagram, l’app non era mai stata una priorità. Solo ora, con la concorrenza che preme e gli utenti ormai stanchi di protestare, qualcosa si è mosso davvero. Ma attenzione a cantar vittoria: Meta aveva promesso lo scorso anno anche un’app WhatsApp per iPad, e quella non si è mai vista. Potrebbe finire nello stesso modo.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.