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411 – AMAZON PERDE CONTRO PERPLEXITY: PAGA CHI PREME INVIO

AMAZON PERDE CONTRO PERPLEXITY: PAGA CHI PREME INVIO

Vedete, se il vostro agente AI combina un guaio, in tribunale ci andate voi. Chi l’ha costruito? No.

Allora Amazon aveva fatto causa a Perplexity, però ha perso. Perché la corte ha deciso che quando l’Intelligenza Artificiale sbaglia, la colpa è di chi l’ha usata. Ma se decide lei? Eppure non è di chi l’ha progettata, non è di chi l’ha addestrata e non è di chi l’ha messa sul mercato. È l’utente, uno solo, in fondo alla catena, che ha scritto una richiesta dentro una casella di testo.

Però dai, la questione è più complessa, lo sappiamo, quando diciamo ad un agente di fare qualcosa, non è detto che lui la faccia esattamente in modo legale, in modo etico. Ho fatto un altro video su questo: uno ha chiesto di prenotare un volo e poi lui ha hackerato una compagnia. Eh, non era colpa dell’utente.

Un agente che va a comprare per conto nostro ed entra in un sito che non è nostro, su server che non sono nostri, con regole di accesso che non ha letto nessuno, ecco, di chi è la colpa in quel caso? Perché qualcuno ha scritto un software che lavora dentro l’infrastruttura di altri, senza chiedere il permesso. E quella parte lì, mica la giudica nessuno.

E le aziende questa frase la usavano già. Però adesso ce l’hanno scritta da un giudice, copre tutto. Cioè, i dati presi dove non si potevano prendere, il copyright, gli accessi che nessuno aveva autorizzato. 3 problemi enormi in una risposta sola: è colpa dell’utente che ha premuto invio.

Insomma, stanno costruendo un muro di gomma, cioè noi paghiamo il servizio, noi prendiamo il danno, incassano e restano pure fuori dalle aule del tribunale. Vedete, il codice che decide di aggirare un blocco e lo fa illegalmente, mica l’ha scritto l’utente. Se un agente è stato costruito per passare oltre le regole di un sito, quella scelta sta nel codice, e il codice l’utente mica lo vede, mica lo controlla, non può sapere nemmeno che c’è.

E così, da qui in avanti, gli agenti possono diventare più spregiudicati, non meno, perché più si spingono, più funzionano bene, e tanto il conto lo paga un altro. Insomma, va sempre a finire così, no? Quando chi progetta il rischio non è quello che lo paga, questi sono i risultati.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Responsabilità #Legge #Agenti

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.