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403 – DATACENTER SÌ O NO? QUI CI GIOCHIAMO IL PAESE

Data center sì o no è un tema fondamentale, perché qui ci stiamo giocando il paese.

Vedete, sull’acqua dei data center ho denunciato il problema prima di tanti altri e continuo a farlo. Però so che ci sono delle proteste in Italia, e vi devo dire che bisogna farle basandosi su dati veri, su dati locali, non su numeri copiati dagli Stati Uniti, dove gli impianti sono costruiti in un altro modo e raffreddano in un altro modo.

Quindi meglio senza data center? Ebbè, ovvio, certo, però allora meglio anche senza auto per strada, no? Aria pulita, silenzio, zero incidenti, zero asfalto. Poi però fermi la circolazione per un mese e diventi quarto mondo. Ecco, uguale qui: senza potenza di calcolo non abbiamo sanità digitale, non abbiamo pagamenti, non abbiamo ricerca e non abbiamo difesa.

Vedete, i data center italiani, poco noto, quelli accesi oggi valgono circa 720 megawatt di potenza per il mondo dell’IT. Sono 514 in Lombardia, 440 solamente a Milano. L’Irlanda, per esempio, ha costruito per dieci anni senza regole e adesso i data center le mangiano il 23% dell’elettricità nazionale. Pensate a Francoforte, a Londra, ad Amsterdam, a Parigi, a Dublino: sono saturi, non hanno più energia da dare.

Mentre il raffreddamento dei nuovi impianti italiani gira a circuito chiuso, cioè l’acqua si carica una volta e resta dentro. Non evapora nell’atmosfera, non viene presa dalle fonti d’acqua come nelle torri americane che avete visto. Ne abbiamo parlato tutti, ne ho parlato anch’io con video importanti su questo tema, sul consumo d’acqua e su quanto questo faccia male all’ambiente e alle comunità locali.

Pensate che la Lombardia ha scritto la prima legge regionale italiana sui data center, in vigore dal 20 giugno, che rende obbligatori i sistemi chiusi e il recupero idrico per ottenere l’autorizzazione. Poi, peraltro, si deve costruire sempre per legge su aree già cementificate, con sconti sul contributo di costruzione per chi recupera un’area dismessa. Chi si mangia il suolo verde e agricolo, invece, paga di più: quindi non conviene a nessuno.

Il calore di scarto smette di essere uno spreco. L’accordo tra A2A ed Equinix su Settimo Milanese arriverà a circa 225 gigawattora termici l’anno, cioè abbastanza per scaldare oltre 21.000 case grazie al riscaldamento dei data center, e per alzare del 20% il calore decarbonizzato di Milano. È tra i più grandi progetti del genere in Europa fuori dai Paesi nordici. E questa cosa dobbiamo saperla. Dobbiamo sapere che siamo avanti.

Quando io facevo i video sui problemi dei data center, molti di quelli che ora stanno protestando senza sapere perché non ne conoscevano il problema. Io stesso l’ho sollevato, ci mancherebbe. Ma qui è diverso. In Italia non stiamo facendo quello. In Italia siamo più avanti e dobbiamo saperlo.

Peraltro c’è anche la legge quadro nazionale, che è passata alla Camera e adesso è al Senato. E vedete, quando arriverà, saremo il paese che ha scritto le regole prima di riempirsi di capannoni. E in Europa non è successo quasi a nessuno. Così come quando siamo stati il primo paese europeo a fare una legge sull’Intelligenza Artificiale. Certe cose dobbiamo saperle.

Lo so, quelli che non si informano saranno arrabbiatissimi con questo video. Ma andate a vedere tutti quelli che ho fatto denunciando il grande problema dell’acqua, a suo tempo, quando in Italia non avevamo ancora iniziato a costruire data center di questo tipo.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.