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342 – Lo dice chi vende l’AI: ci salvano le materie umanistiche

Lo dice chi vende l’AI: ci salvano le materie umanisticheLo dice chi vende l’AI: ci salvano le materie umanistiche

Daniela Amodei guida Anthropic insieme a suo fratello. Sono quelli di Claude, l’AI rivale di ChatGPT. E ha detto una cosa che da chi vende intelligenza artificiale non ci aspetteremmo: più l’AI diventa potente, più conta chi ha studiato lettere, filosofia e storia. Chi mi conosce lo sa, lo dico da anni a chi mi chiede quale percorso consiglierei ai loro figli.

Però io non vendo AI, Daniela Amodei sì, e quindi detto da lei vale doppio. In pratica sta dicendo che il suo prodotto, da solo, non basta.

Le aziende devono iniziare ad assumere filosofi! Non programmatori, ma filosofi! Alcune se ne stanno accorgendo solo adesso e cercano persone che sappiano leggere il contesto, capire gli altri e decidere cosa è giusto. Roba che una macchina non fa, o meglio fa apparentemente, ma senza ragionare davvero…

Da anni si è sempre pensato che il futuro dei ragazzi fosse ingegneria, informatica e dati. Le materie umanistiche le trattavamo come un lusso, roba per chi tanto un lavoro non lo trova. Però adesso, lo vedo qui in USA, le aziende che costruiscono l’AI cercano esattamente quei profili lì.

Programmatori che conosco qui a New York mi hanno detto che nelle università di tecnologia stanno rimettendo dentro filosofia ed etica. Perché qualcuno deve pur decidere cosa quelle macchine possono fare e cosa no.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Anthropic #Filosofia #Università

✅ Ora che vivo a New York tocca definire con anticipo le settimane in cui sarò in Italia nei prossimi mesi. La email di chi mi gestisce gli ingaggi per gli eventi è: [email protected] 👉 Se leggete questo commento mettetegli un like così rimane visibile in cima. Grazie

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🔍 GUARDA ANCHE:
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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.