La nuova follia del tokenmaxxing
Negli uffici di Silicon Valley si gioca a chi consuma più AI. Si chiama tokenmaxxing. I token sono le unità di calcolo che ogni modello di Intelligenza Artificiale usa quando lavora. Più ne consumi, più sembri produttivo.
Meta ha una classifica interna, “Claudeonomics”. Oltre 85.000 dipendenti in gara. Il primo ha bruciato 281 miliardi di token in un mese. In OpenAI un ingegnere ne ha consumati 200 miliardi in una settimana. Il CEO di Nvidia ha detto che un ingegnere da 500.000 dollari l’anno che non ne spende almeno 250.000 in token gli fa venire i brividi. E fin qui sembra una gara da bambini. Chi fa il numero più grosso vince.
Ma c’è chi la sta usando in un altro modo. Chi sta zitto. Chi usa quei token per eliminare tutto il lavoro ripetitivo che prima gli mangiava le giornate. Report, email, analisi, codice di routine. Via. Automatizzato.
Questi stanno facendo una cosa che sembra suicidio professionale. Stanno svuotando il proprio ruolo di tutto ciò che non richiede giudizio. Stanno automatizzando se stessi fuori dalla propria posizione attuale. Dobbiamo automatizzare o no? Sono tutte e due strade valide, l’importante è sapere i pro e i contro di ognuna.
Ho conosciuto una persona qui a New York che è andata dal capo e ha detto: guarda, questo pezzo del mio lavoro non esiste più. Lo fa la macchina. Non è stata licenziata, è stata promossa. Se dimostri che sai togliere il superfluo, che sai distinguere ciò che va fatto da ciò che andava eliminato, l’azienda non ti manda via. Ti tiene stretto.
Il tokenmaxxing vero non è consumare di più. È consumare per eliminare tutto quello che non andava fatto. Voi cosa ne pensate?
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