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61 – Cybercrime in abbonamento

Cybercrime in abbonamento: i ladri ora comprano Netflix del crimine

Il mondo del crimine informatico non è più quello che immaginiamo.
Niente hoodie, niente scantinati, niente script improvvisati. È un’industria che vende abbonamenti. Un pacchetto chiavi in mano per rubare identità e infiltrarsi ovunque.

Lo chiamano “Impersonation-as-a-Service”. Come Netflix, ma invece di serie TV ti porti a casa strumenti di phishing, training, coaching, exploit pronti. Non serve più saper programmare: basta pagare e imitare.

I forum underground lo confermano: gli annunci per social engineer di lingua inglese sono esplosi in un anno. Perché la lingua è l’arma più efficace. Non serve bucare i firewall se puoi convincere un dipendente a darti le credenziali con una telefonata.

I grandi gruppi lo sanno. ShinyHunters e Scattered Spider hanno già colpito Ticketmaster, AT&T, Dior, Chanel, Allianz, Google. Non con malware sofisticato, ma con voci finte, account falsi, fiducia manipolata. L’AI ha amplificato tutto: cloni vocali, testi credibili, sceneggiature perfette.

È finita l’era degli hacker solitari. Ora sono gang organizzate che rubano tecniche dai servizi segreti: fanno ricognizione, studiano i dipendenti, capiscono software, valori aziendali, poi colpiscono. Invisibili.

E adesso non serve nemmeno più imparare. I criminali tradizionali comprano servizi, aggiungono i nuovi mezzi alla loro vecchia esperienza e il gioco è fatto. Loro investono. Noi no. Non abbiamo programmi globali, non abbiamo campagne di comunicazione costanti, non educhiamo le persone ai nuovi trucchi. La prima difesa dovrebbe essere la consapevolezza, e invece la lasciamo marcire.

La maggior parte degli attacchi non avviene perché ci sono falle nei sistemi. Avviene perché qualcuno ci crede. E se restiamo ignoranti, continueremo a consegnare il mondo intero nelle mani di chi ha trasformato il crimine in un servizio in abbonamento.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.