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IBM ci mette sopra 150 miliardi di dollari, così, in un colpo solo.

IBM ci mette sopra 150 miliardi di dollari, così, in un colpo solo.
Non certo per beneficenza, ma per avere in mano il futuro digitale americano.

In cinque anni investirà una montagna di soldi nel quantum computing e nell’intelligenza artificiale.
Più di 30 miliardi finiranno direttamente in ricerca e sviluppo, soprattutto sui mainframe e sui computer quantistici.

IBM ha già la flotta di computer quantistici più grande al mondo, e vuole ampliarla ancora per garantire agli Stati Uniti il primo posto in questa corsa.
E non dimentichiamo i mainframe, che oggi gestiscono oltre il 70% delle transazioni economiche globali.

Una cifra enorme, che segue quelle già messe sul tavolo da Nvidia e Apple.
E sì, certo che serve anche a spingere l’innovazione, ma non raccontiamoci storie: quando volano miliardi, la politica e le tensioni geopolitiche non sono mai lontane.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.