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Agenti AI

Quando sentiamo parlare di “agenti AI” rischiamo di pensare a qualcosa di generico, magari solo un modo diverso per dire “ChatGPT con qualche funzione in più”.

Ma no.

Gli AI Agents sono un’altra cosa.
Un salto strutturale, non solo tecnologico.

Sono sistemi progettati per agire autonomamente, prendere decisioni, eseguire compiti, collaborare tra loro, imparare dall’esperienza.
E non è uno slogan. È un’architettura.

Alla base c’è una memoria, e non una sola: breve, lunga, semantica, episodica. Possono usare Pinecone, Redis, Weaviate, Chroma, FAISS… strumenti per memorizzare dati, recuperarli, collegarli in modo dinamico. E per farlo bene serve anche un indice, come LlamaIndex, che gli dice dove trovare cosa.

Poi c’è la conoscenza contestuale, quella che permette a un agente di capire dove si trova, cosa ha fatto prima, e perché certe scelte funzionano meglio di altre. Qui entrano in gioco concetti come lo statefulness (ricordarsi lo stato delle interazioni) o la reflection, cioè la capacità di analizzare ciò che ha fatto e migliorare.

Ma non basta ricordare.
Serve agire con logica.

Un agente deve pianificare: prendere un obiettivo e trasformarlo in azioni concrete. Deve saper delegare, collaborare, creare catene di pensiero (Chain of Thought), seguire schemi di esecuzione (Planner-Executor), alternare ragionamento e azione (ReAct). E magari scegliere se fare tutto da solo o far parte di un team (Single vs Multi-Agent).

Ogni passaggio è osservabile, loggato, tracciato.
Perché serve trasparenza.
E servono strumenti pensati proprio per questi flussi: LangGraph, AutoGen, HuggingGPT, CrewAI.

Il motore sotto può essere un grande modello linguistico.
Ma tutto il resto è infrastruttura.
È architettura.
È pensiero sistemico.

E tutto questo ci dice una cosa chiara:
non basta più scrivere prompt.
Bisogna progettare agenti.

Serve una nuova grammatica del digitale.
Una grammatica fatta di memoria, task decomposition, feedback loop, context window, tool integration.
Una grammatica che ci obbliga a imparare un nuovo modo di pensare l’AI.
Non come una risposta.
Ma come un sistema vivo.

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