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Benvenuti nell’era dell’esperienza

C’è una frase che riassume tutto: “Benvenuti nell’era dell’esperienza”. È il nuovo paper firmato da due colonne dell’Intelligenza Artificiale: David Silver e Richard Sutton, i cervelli dietro AlphaZero e il reinforcement learning moderno.

L’idea è tanto semplice quanto rivoluzionaria: basta addestrare le AI solo con dati umani. Basta libri, articoli, conversazioni. Per crescere davvero, le intelligenze artificiali devono iniziare a vivere esperienze, proprio come noi. Non più imparare “da noi”, ma imparare con il mondo, osservandolo, agendo, sbagliando, correggendosi.

Il modello proposto si basa su “stream”, flussi continui di esperienza. L’AI non fa una domanda e riceve una risposta, ma interagisce nel tempo con l’ambiente, ottenendo segnali di feedback reali: parametri di salute, risultati di esami, reazioni ambientali. È così che si impara davvero, dicono gli autori. E se ha funzionato per insegnare a una macchina a battere i campioni del mondo di scacchi, go e shogi… perché non provare con il mondo reale?

Ma attenzione, non è solo una questione di performance. È una questione di limiti. Addestrare un’AI con contenuti umani significa, per definizione, vincolarla a ciò che sappiamo già. Nessuna vera scoperta, nessuna intuizione inedita, nessun passo oltre l’orizzonte. Questo approccio, invece, punta all’autonomia: AI che non si limitano a imitare, ma che esplorano, scoprono, inventano.

Certo, i rischi non mancano. Ma Silver e Sutton non sono sprovveduti: parlano apertamente della necessità di costruire meccanismi di sicurezza adattivi. Se le AI diventano esploratrici autonome, dobbiamo assicurarci che lo facciano in modo compatibile con i nostri valori.

È una rivoluzione lenta, ma già in moto. E questa volta, a guidarla, non sono più solo i dati. È l’esperienza.

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