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ChatGPT ora ha memoria. E no, non è una metafora.

ChatGPT ora ha memoria. E no, non è una metafora.

Ricorda cosa gli diciamo. Registra che lavoro facciamo, come vogliamo essere chiamati, perfino lo stile con cui gli chiediamo le cose. Non è più solo una chat intelligente. È un assistente che impara su di noi e si adatta mentre parliamo.

OpenAI ha annunciato che la funzione “memoria” è attiva per chi usa ChatGPT-4, e che da luglio sarà disponibile per tutti. Funziona così: ogni volta che interagiamo, lui aggiorna il suo profilo su di noi. E non lo fa in silenzio. C’è una sezione apposita dove possiamo vedere cosa ha salvato, modificarlo o cancellarlo: Impostazioni > Personalizzazione > Memoria.

È come se, invece di dargli comandi ogni volta, ci stessimo costruendo una versione personale del modello. E questa cosa cambia tutto.

Perché da un lato ci semplifica la vita, certo. Ma dall’altro apre domande enormi. Dove finisce la comodità e dove inizia l’invasione? Siamo sicuri di voler un assistente che ci conosce così bene?

Una macchina che ricorda tutto quello che gli diciamo può essere utile. Ma può anche diventare pericolosa, se dimentichiamo chi prende le decisioni: noi.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.