La polizia riesce a risalire anche agli utenti, non solo a chi gestisce il sistema. Gli indirizzi IP vengono tracciati, i pagamenti analizzati, i flussi monitorati. E chi guarda contenuti piratati finisce nei verbali delle forze dell’ordine.
Nell’ultima maxi-operazione della Guardia di Finanza sono stati oscurati 900 indirizzi web e oltre 70 canali Telegram. Ma il dettaglio che dovrebbe far riflettere di più è che sono state identificate oltre 1.000 persone. Gente normale, utenti, non hacker. Rischiano multe fino a 25.000 euro e in molti casi sono stati convocati per chiarimenti.
Molti pensano che basti una VPN per nascondersi. Ma se non è configurata bene, o se il sistema viene compromesso, è inutile. Altri pagano con carta o PayPal, convinti che non lasci tracce. E invece ogni dato è registrato, analizzabile, richiedibile dalle autorità . In certi casi basta accedere all’app sbagliata perché il traffico venga intercettato e schedato.
E non è solo una questione legale. Le IPTV pirata sono anche una trappola digitale: spesso nascondono malware, virus capaci di rubare tutto quello che c’è nel telefono o nel computer. Dati bancari, immagini, messaggi. Alla fine si rischia di perdere molto di più dei soldi risparmiati.
Ma soprattutto: non rubare. Perché sì, guardare contenuti pirata è un furto. È prendere qualcosa che non ti appartiene. E se tutti rubassero, quei contenuti che ti piacciono – le partite, le serie, i film – non esisterebbero più. Perché non ci sarebbero più i soldi per produrli. È come se qualcuno entrasse a casa tua e si portasse via il lavoro che hai fatto. Non lo accetteresti, no? Allora non farlo nemmeno tu.
Se qualcosa costa troppo, cambia canale, guarda qualcos’altro. Ma non fare finta che non sia un problema. Perché è un problema. E chi ruba, prima o poi, viene trovato, anche nel digitale…













