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Pubblicato la terza bozza del Codice di Condotta per l’AI

La Commissione Europea ha appena pubblicato la terza bozza del Codice di Condotta per l’Intelligenza Artificiale Generale, redatta da un gruppo indipendente di esperti, tra cui anche io, che ho contribuito al testo con alcune decine di emendamenti.

Un documento che rappresenta una guida fondamentale per l’utilizzo responsabile dell’AI, indicando le linee da seguire per garantire che queste tecnologie rimangano al servizio delle persone, senza sfuggire al controllo umano.

Durante i lavori, noi esperti abbiamo puntato soprattutto sulla tutela dei diritti fondamentali, sull’importanza della trasparenza, e sulla necessità di evitare distorsioni e discriminazioni nelle decisioni prese dagli algoritmi.

Questi principi, se applicati davvero, potranno cambiare il rapporto tra le persone e le grandi aziende tecnologiche, mettendo al centro finalmente l’interesse collettivo e non solo quello commerciale.

Ora, la partita è tutta nella fase finale di approvazione, perché dalle regole dipenderà il modo in cui l’IA entrerà concretamente nelle nostre vite quotidiane.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.