Voglio condividere con voi un pensiero sulla cultura digitale, nato mentre leggevo un articolo che, senza entrare nel merito della testata e del giornalista, confondeva Netscape con un motore di ricerca. Netscape è stato uno dei primi browser, per l’esattezza il secondo di larga diffusione dopo Mosaic, da cui discendeva.
L’articolo era piuttosto approfondito, entrava nelle dinamiche dello sviluppo di Internet, per cui o è stato scritto usando ChatGPT (o strumenti simili) senza un adeguato controllo, oppure mancava la cultura necessaria per distinguere un browser da un motore di ricerca, almeno sul piano storico.
Questa riflessione mi tocca da vicino perché, per chi ha iniziato a lavorare con Internet fin dal 1993 — quando era ancora solo una passione — certe differenze sono evidenti, frutto dell’esperienza vissuta. Molti ricorderanno LYNX, un browser testuale, perché all’epoca le interfacce grafiche non erano così diffuse. Poi arrivò Mosaic, con la grafica e il supporto alle immagini (grazie al tag IMG), e infine Netscape, che ampliò le possibilità introducendo JavaScript e altre funzioni.
Ricordo anche che alcuni chiedevano di mantenere la compatibilità con LYNX per i visitatori che usavano ancora la navigazione testuale. Pian piano tutto si è evoluto e, con Netscape, le potenzialità sono aumentate. Ogni passaggio era parte della storia di Internet, ed è importante non perderne traccia.
Quando ci si affida troppo all’intelligenza artificiale o a fonti poco approfondite, si rischia di confondere la storia e di trasmettere informazioni imprecise alle generazioni future, che invece hanno bisogno di capire da dove veniamo per poter scegliere la strada giusta.
Il punto è questo: serve attenzione per non perdere quel patrimonio di conoscenza, perché fa la differenza nel comprendere davvero il presente e immaginare il futuro.














