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313 – Hanno massacrato un vero Monet convinti che fosse AI

Hanno massacrato un vero Monet convinti che fosse AI

Online basta un’etichetta per scatenare il branco. Il 12 maggio un account su X pubblica un quadro di Monet, una delle Ninfee. Lo presenta come AI. Chiede di spiegare in dettaglio perché è inferiore a un vero Monet.

Partono centinaia di commenti. Critici improvvisati. Profili verificati. Uno scrive ottocentocinquanta parole di analisi sui difetti. “Manca coesione”. “Riflessi sbagliati”. “Profondità nulla”. “Sembra dipinto da uno studente del primo anno”.

Era un Monet originale. Una delle Ninfee dipinte negli ultimi anni della sua vita, quando vedeva pochissimo per via della cataratta. I commenti sono incominciati a sparire, hanno incominciato a cancellarli.

La psicologia lo aveva già misurato. Le persone svalutano l’arte etichettata AI anche quando ammettono che è indistinguibile da quella umana.

L’impressionismo stesso nasce nel 1874 come insulto. Quello che oggi sta nei musei più importanti del mondo, allora era considerato roba da dilettanti. Centocinquant’anni fa lo stesso tipo di branco aveva attaccato l’originale.

Qui negli Stati Uniti il meccanismo del branco online lo conosciamo bene. Aspetta il segnale, parte all’attacco, copia addosso le opinioni degli altri. L’AI è diventata la scusa perfetta per sentirsi competenti senza la fatica di osservare. Abbiamo smesso di guardare prima di giudicare, purtroppo.

Voi cosa ne pensate?

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