1.000.000 di robot.
Amazon non ha solo raggiunto un traguardo. Ha messo un sigillo sul futuro della logistica mondiale.
Un milione di robot. Non è uno slogan: è il numero reale di macchine che oggi lavorano nei magazzini Amazon. Il milionesimo è entrato in funzione in Giappone. Ma ormai è una costellazione globale: oltre 300 centri, 75% delle consegne mondiali, un sistema che cresce a velocità vertiginosa.
E non sono semplici scatole con le ruote. Hanno nomi da missione spaziale: Hercules solleva pesi, Proteus si muove da solo, Vulcan sceglie i prodotti con l’AI. E ora c’è anche DeepFleet, un modello generativo che gestisce tutto il traffico robotico in tempo reale. Meno ingorghi, più efficienza. Nei test ha aumentato la produttività del 10%. Senza ferie. Senza scioperi. Senza pause.
Nel frattempo, 1,5 milioni di umani lavorano ancora nei capannoni, fianco a fianco con le macchine. Per ora. Ma a questo ritmo i ruoli si stanno già invertendo. La forza lavoro umana rischia di diventare una minoranza. E il messaggio è chiaro: l’automazione non è più un supporto. È il nuovo standard.
Il vero traguardo non è il milionesimo robot. È il momento in cui ci accorgeremo che siamo diventati noi il supporto.
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